Trento Film Festival: montagne e culture

Zweitland di Michael Kofler è un esordio che sceglie una strada precisa: non raccontare la Storia come monumento, ma come ferita privata. Lo sfondo è la Feuernacht del 1961, cioè la notte fra l’11 e il 12 giugno in cui il Befreiungsausschuss Südtirol organizzò una serie di attentati contro tralicci dell’alta tensione e infrastrutture statali nel tentativo di richiamare l’attenzione internazionale sulla questione sudtirolese. Per capire il peso storico di quel momento bisogna guardare a ciò che lo precede. Dopo la Prima guerra mondiale, il Südtirol — fino ad allora parte della Contea del Tirolo nell’Impero austro-ungarico — passò all’Italia con il Trattato di Saint-Germain del 1919. World War I Treaty of Saint-Germain. Sotto il fascismo arrivarono italianizzazione forzata, limitazioni linguistiche, cambiamento della toponomastica e un progetto di ridefinizione culturale del territorio. In Zweitland tutto questo non viene spiegato didascalicamente, ma resta presente come memoria sedimentata, come qualcosa che grava sui gesti quotidiani e sulle relazioni. Il cuore del racconto è Paul, giovane che sogna di studiare pittura a Monaco di Baviera. La sua aspirazione personale viene però schiacciata dagli eventi quando il fratello Anton sceglie la via della lotta di liberazione sudtirolese. Alcuni personaggi scelgono la militanza, altri la fuga, altri ancora la sopravvivenza silenziosa. Il film formula una domanda forte: è davvero possibile restare individuali quando la storia collettiva invade la vita privata?
Nessuna di queste scelte appare semplice o pienamente libera. Il film entra nella tensione politica del tempo attraverso il dramma di una famiglia contadina divisa fra appartenenza, desiderio di fuga e radicalizzazione. La qualità più notevole di Zweitland sta nell’atmosfera. Le montagne, che oggi evocano apertura e respiro, qui diventano spazio chiuso, quasi oppressivo. La regia lavora sui volti, sui silenzi, sulle esitazioni. C’è una fisicità trattenuta, un senso di tensione continua che accompagna lo spettatore senza bisogno di enfasi. Anche la dimensione linguistica — il continuo attrito fra tedesco/tirolese e italiano — non è semplice sfondo, ma materia viva del conflitto.  Il rapporto fra Paul e Anton è anche una metafora politica. Il fratello che guarda oltre i confini e il fratello che sente il dovere di difenderli incarnano due reazioni opposte alla stessa frattura storica. Kofler non stabilisce quale delle due sia moralmente superiore. Mostra piuttosto il costo umano di entrambe. Anche il paesaggio conta molto. Le montagne sudtirolesi non sono cartolina. Diventano frontiera mentale, spazio di appartenenza e insieme di isolamento. In questo senso il film suggerisce che il confine non è soltanto una linea politica: è qualcosa che entra nei corpi, nelle lingue, nella memoria familiare. C’è poi la questione linguistica, fondamentale. In Südtirol la lingua è stata per decenni uno dei principali luoghi del conflitto. Parlare tedesco o italiano significava spesso definire una collocazione pubblica, sociale e simbolica. Zweitland usa bene questo elemento: la lingua non è decorazione realistica, ma segnale di potere, distanza e appartenenza.
La figura di Anna aggiunge un ulteriore livello. Mentre gli uomini sono assorbiti dalla questione nazionale, lei si confronta anche con un ordine patriarcale molto rigido. In questo modo il film suggerisce che i conflitti identitari non cancellano le gerarchie interne alle comunità ; talvolta le rafforzano. La cosa forse più matura di Kofler è proprio questa: evita sia la retorica patriottica sia il giudizio facile. Non trasforma la storia sudtirolese in una semplificazione morale. La presenta invece come una materia irrisolta, emotivamente viva ancora oggi.
In fondo Zweitland parla di una domanda che va oltre il Südtirol: che cosa succede a una persona quando eredità storica, lingua, famiglia e desiderio individuale smettono di coincidere? Per chi conosce bene la storia di quel periodo, non è del tutto inappropriato riconoscere nei Freiheitkämpfer Jorg Klotz, Sepp Kerschbaumer, Luis Amplatz e tanti altri patrioti sudtirolesi che hanno contribuito con la loro tenacia e il loro sacrificio se non a conquistare la sperata selbstbestimmung, a raggiungere almeno quell’autonomia inizialmente tanto ostacolata dall’arroganza italiana.
In definitiva, Zweitland è un film sobrio, intenso e moralmente inquieto. Parla di identità , di confini e di memoria, ma soprattutto di come la Storia possa invadere la vita quotidiana fino a cambiarne il destino. Un esordio maturo, che affronta un nodo delicato della memoria sudtirolese senza retorica e con autentica densità emotiva.






