von fpm 14.04.2026 18:00 Uhr

Dame Damént (13)

Dialetto, sfumature e tonalità espressive danno alla parola contenuto ed espressività talvolta stimolanti e istigati a quelle scambievolezze che la parlata popolare fornisce…

 

Cruciverba ed elab grafica by Flavio Pedrotti Móser

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  Le parole talvolta riaffiorano nei ricordi… e sono proprio loro, i flashback, la Heimat che spesso li riporta a galla e pensandoci bene, i pensieri, soprattutto le rievocazioni del passato, mentalmente si rivelano sempre nella parlata familiare… parole che talvolta sembrano scomparse o usate poco… Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  Immaginiamo per un attimo di essere in un luogo che ci è caro… guardiamoci intorno… dove siamo… cosa vediamo…

Chi ha seguito questa rubrica, la scorsa settimana avrà rivissuto il ricordo di una casa che ci può essere particolarmente cara. Solitamente si pensa alla casa natìa o una casa appartenuta ai rispettivi genitori, magari in un paesino vicino alla città e dove, chissà, d’estate si trascorrevano le vacanze… una casa magari prestata a qualcuno perché potesse tenerla in  ordine, pulita… e con il dialetto si sono evocati non solo oggetti, utensili e arnesi ma anche sfumature, stati d’animo, sensazioni che i luoghi e i ricordi possono risvegliare… Siamo entrati in cucina, magari si cucina qualcosa e dopo si visiteranno le altre stanze, la camera da letto, il bagno, il salotto…… alla ricerca di arnesi, suppellettili e arredi, legati anch’essi alla nostra memoria … Prima dé nar fòr dalla cosìna, tiro zó le terlaìne e avèrzo fòra. ‘N tél prà tut vért, tegnùda fiša ai rami dei àrboi ghè na zìnzorla che sbalonzóla. ‘N sgneghelòt, smaniós el sé spénze con fadìga. Prima di uscire dalla cucina, rimuovo le ragnatele e apro la finestra. Nel prato tutto verde, assicurata ai rami degli alberi, c’è un’altalena che ondeggia. Un moccioso, birichino, si spinge da solo senza fatica.

Zérto che a vardarlo sarìa mèio èsser spenzùdi da valgùn ma quel che par ciar l’è che él par ‘n picèna sbiseghìn, ghé piass dondolarse e per él rést no ‘ll sé laménta…  ma l’è zà ora dé disnàr, són sludrà dé la fam da gavér quasi le orbiròle, forsi saria meio che me faga vergót, taco su la cèla e po’ dìsno…

Certo che a guardarlo sarebbe meglio essere spinti da qualcuno ma ciò che è evidente è che sembra un ragazzino piuttosto vivace, gli piace dondolarsi e del resto non si lamenta… ma è già l’ora di pranzo, sono affamatissimo, così affamato da avere quasi le traveggole, forse è meglio se mi cucino qualcosa, preparo la cucina e poi mangio. (continua)

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