Ieri la Semifinale Masters di Montecarlo: ancora Sinner protagonista. Zverev rassegnato

Sul Centrale del Monte-Carlo Country Club il cielo è terso, ma quello che sta per abbattersi sul campo è una tempesta color arancio: si chiama Jannik Sinner. Di fronte a lui, Alexander Zverev, numero 3 del mondo, elegante, potente, ma già segnato da una statistica che pesa come un macigno: sette sconfitte consecutive contro l’azzurro. Diventeranno otto. Primo set: la furia. Bastano pochi scambi per capire che non sarà una partita, ma un monologo. Sinner entra con lo sguardo fermo, colpisce la palla come se avesse già deciso il finale. Risponde profondo, aggressivo, anticipa tutto. Il servizio di Zverev — la sua arma migliore — viene smontato pezzo dopo pezzo. Break immediato. Poi un altro. Il punteggio scivola via come sabbia tra le dita: 6-1. Zverev, frastornato, conquista il primo game dopo oltre venti minuti. Ma è solo un’illusione: il campo è completamente nelle mani dell’italiano, che domina ogni scambio da fondo e concede pochissimo.
Secondo set: il controllo. Il copione cambia appena, ma la sostanza resta. Zverev prova a reagire, trova qualche prima di servizio in più, cerca di accorciare gli scambi. Ma ogni volta che il punto si allunga, Sinner riprende il comando: ritmo, angoli, profondità . Il break arriva ancora presto, come una firma inevitabile. Da lì in poi è gestione lucida, quasi chirurgica. Zverev si aggrappa, ma non riesce mai davvero a rientrare. Sinner concede pochissimi punti nei suoi turni di battuta — appena sette in tutta la partita — e chiude senza tremare: 6-4.
Il significato del match. Non è solo una vittoria. È una dichiarazione. Ottava vittoria consecutiva contro Zverev. Prima finale a Montecarlo. Quarta finale Masters 1000 consecutiva. Prestazione quasi perfetta, soprattutto in risposta. Sinner non lascia spazio al dubbio: sulla terra, come sul cemento, il suo tennis è ormai completo, dominante, inevitabile.
L’ultima immagine. Match point. Uno scambio breve, deciso. Zverev prova a resistere, ma la palla di Sinner è troppo profonda, troppo precisa. Errore del tedesco. Silenzio per un attimo. Poi l’esplosione. Sinner alza lo sguardo, appena un sorriso. Non è sorpresa: è consapevolezza. Montecarlo ha un nuovo protagonista. E più tardi la finale. Lo aspetta. Alcaraz.






