von fpm 12.04.2026 18:00 Uhr

Lo schiaffo “tolomeico” (126)

Continua con Flavio Pedrotti Móser l’excursus sull’italianizzazione a sud del Brenner che con il fascismo minava l’identità culturale.

Elab grafica Flavio Pedrotti Móser

La rubrica dedicata alla patologia di Ettore Tolomei, l’artefice della modifica dei toponimi tedeschi nei 116 Comuni südtirolesi e della quasi totalità della micro-toponomastica, prende avvio dall’annessione del Tirolo storico al Regno d’Italia dopo la Prima guerra mondiale quando vennero a crearsi i presupposti per una radicale politica di italianizzazione dopo la presa di potere fascista. I fascisti, con lo scopo dell’estraniazione culturale e sociale della popolazione autoctona, vietarono l’utilizzo della toponomastica tedesca. Fu così che nacquero neologismi per così dire bislacchi partoriti da menti malsane, corrose dal fanatismo italico che voleva soggiogare la popolazione tirolese cominciando dall’identità culturale. Il Tolomei redasse un elenco dei cognomi del Südtirol per restituire, secondo il suo punto di vista, una appartenenza “italica” con talvolta stramberie e stravaganze davvero parossistiche e anche evidenti scappatoie esilaranti, palesi scalate su specchi scivolosi.

Nagler ha origini germaniche ed è diffuso soprattutto in aree di lingua tedesca e deriva dal termine tedesco “Nagel”, che significa “chiodo”. Il suffisso “-er” indica spesso una professione o una persona associata a qualcosa. Quindi Nagler era originariamente un cognome professionale. Il significato più probabile è: “fabbricante di chiodi” oppure “artigiano che lavora con chiodi”. In senso più ampio, poteva indicare un fabbro specializzato. In epoca medievale, era comune identificare le persone in base al mestiere, quindi chi produceva o vendeva chiodi veniva chiamato “Nagler”. Ed ecco infatti che l’italico non si lasciò sfuggire Brocca o Chiodi. Oltre ai bizzarri Naghelini e Novelli. Anche Neumaier (anche scritto Neumeier o Neumayer) ha origine germanica ed è diffuso soprattutto in Germania, Austria e nell’area tirolese. È un cognome composto da due elementi tedeschi: “neu” = nuovo, “Meier” / “Maier” / “Mayer” = termine medievale che indicava un fattore, amministratore di una tenuta agricola o contadino di una proprietà signorile. Il significato complessivo è quindi: “nuovo fattore” o “nuovo amministratore di una fattoria” oppure “nuovo colono” o “nuovo proprietario agricolo”. Spesso veniva attribuito a qualcuno che: aveva appena assunto la gestione di una tenuta, si era trasferito in una nuova proprietà agricola, era un “nuovo arrivato” con quel ruolo. Nel Medioevo, il Meier era una figura importante nell’organizzazione rurale: gestiva le terre per conto di un signore feudale. Il prefisso “neu-” serviva a distinguere una persona da un altro Maier già presente nella stessa comunità. Torna così un Masadori o Novelli, già incontrati in altre italianizzazioni.

Neunhauserer è piuttosto raro, il significato più probabile è: “abitante (o originario) delle nove case” oppure “proveniente da un luogo chiamato ‘Neunhäuser’”. In pratica indicava una persona che viveva in un piccolo gruppo di abitazioni (un villaggio o maso composto da “nove case”) oppure una località o tenuta con quel nome.

Niente di più facile o ovvio trasformarlo in Novecase. E che altro avrebbe potuto inventarsi? (continua)

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