von fpm 07.04.2026 18:00 Uhr

Dame damént (12)

Dialetto, sfumature e tonalità espressive danno alla parola contenuto ed espressività talvolta stimolanti e istigati a quelle scambievolezze che la parlata popolare fornisce…

Elab grafica Flavio Pedrotti Móser

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  Le parole talvolta riaffiorano nei ricordi… e sono proprio loro, i flashback, la Heimat che spesso li riporta a galla e pensandoci bene, i pensieri, soprattutto le rievocazioni del passato, mentalmente si rivelano sempre nella parlata familiare… parole che talvolta sembrano scomparse o usate poco… Vale la pena riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  Immaginiamo per un attimo di essere in un luogo che ci è caro… guardiamoci intorno… dove siamo… cosa vediamo…

… én taol e quatro careghe én crós énpaiade, eén scagnèl, sóra la taola, én tabièl, dó sforzìne, èn par dé cuciàri, bicéri tràti lì da netàr zó, na bòza dé védro vòida, én coercio, na ravazalda co la mufa… barèa… ma se pòl? Un tavolo con 4 sedie di paglia, uno sgabello, sopra la tavola un tagliere, due forchette, un paio di cucchiai, bicchieri lasciati lì da pulire, una bottiglia di vetro vuota, un coperchio, una carota con la muffa… che schifo… ma si può??? én bandolòt de fasòi, dó pignàte, én bocàl… sóto el seciàr dó celéti, na bazìna, én crazedèl, sóra ‘l seciàr ‘n bruschìn, na sgózarola… un barattolo di fagioli, due brocche, un boccale… sotto il lavandino due secchi, una pentola di rame, un secchio di rame e sopra il lavandino una spazzola, un gocciolatoio… sóra la credènza batària da biasi fa nèt, en masnin, n’den caltro mantini, bavaroi, bròche, córtèi, bèzzi da trar via… sopra la credenza cianfrusaglia da eliminare, un macinino, nel cassetto tovaglioli, bavaglioli, chiodi, coltelli, soldi inutili…

E po’… dént ala vedrìna na còbia de chìchere, bicéri ‘ncoloridi, cuciaréti… sul fogolàr na segosta cól paròl e sóra la fornasèla, na códoma, él brustolìn, dó ciapìni… e nella vetrina una coppia di tazzine, bicchieri colorati, cucchiaini… sul focolare la catena con il paiolo e sopra la stufa la cuccuma, il pentolino per tostare il caffè d’orzo, due presine da cucina…

…na spazadóra e per fàrla finìda cóltrine sbiadìde, ciapòt e térlaìne … m’è vegnù ‘ntórn na cocombrìa… una scopa, e infine tendine alla finestra scolorite, polvere e ragnatele…  sono stato assalito dalla malinconia…  (continua)

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