von fpm 06.04.2026 14:00 Uhr

La Pasqua ha diversi significati

La Pasqua ebraica, chiamata Pesach, è una delle festività più importanti dell’ebraismo. Ricorda la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù in Egitto.

(immagini pixabay) elab gif Flavio Pedrotti Móser

Pesach, la Pasqua ebraica, celebra l’evento narrato nel libro dell’Esodo: gli ebrei erano schiavi in Egitto quando Dio li libera attraverso Mosè. Il faraone viene colpito dalle piaghe e il popolo fugge verso la libertà. Il nome “Pesach” significa “passare oltre”: richiama il momento in cui Dio “passò oltre” le case degli ebrei durante l’ultima piaga. Il simbolo principale: niente lievito. La Pesach dura 7 o 8 giorni (dipende dalla tradizione) e cade tra marzo e aprile, spesso nello stesso periodo della Pasqua cristiana, ma non sempre coincide. Pesach non è solo una festa storica: celebra la libertà, invita a ricordare le difficoltà del passato, sottolinea il valore della trasmissione della memoria (soprattutto ai bambini). La differenza con la Pasqua cristiana è che la Pesach rievoca la liberazione dalla schiavitù fisica mentre la Pasqua cristiana rievoca la resurrezione di Gesù ma sono collegate storicamente: l’Ultima Cena di Gesù era probabilmente un Seder di Pesach.

Il piatto del Seder (detto ke’arà) è pieno di simboli: ogni alimento racconta un pezzo della storia di Pesach. Ecco il significato, uno per uno: Matzah (pane azzimo), pane non lievitato ricorda la fuga dall’Egitto, quando non c’era tempo di far lievitare l’impasto ed è simbolo di umiltà e libertà improvvisa. Maror (erbe amare) spesso rafano o lattuga amara rappresenta l’amarezza della schiavitù in Egitto. Karpas (verdura) di solito prezzemolo o sedano viene immerso in acqua salata e simboleggia la primavera (rinascita) e le lacrime degli schiavi.

Charoset, miscela dolce di frutta, noci e vino ricorda la malta usata dagli schiavi per costruire e il sapore dolce suggerisce anche speranza e redenzione. Zeroa (osso arrosto) di solito un osso di agnello rappresenta il sacrificio pasquale offerto al tempo del Tempio di Gerusalemme. Beitzah (uovo) sodo o arrostito è il simbolo di vita e rinascita e lutto per la distruzione del Tempio. Chazeret (seconda erba amara), spesso lattuga romana, rafforza il tema dell’amarezza della schiavitù.

I quattro bicchieri di vino: durante il Seder si bevono quattro coppe che rappresentano le quattro espressioni di redenzione promesse da Dio nel libro dell’Esodo. Un posto per Elia: si lascia un bicchiere di vino per il profeta Elia, simbolo di speranza e attesa della redenzione futura.  Il Seder non è solo una cena: ogni cibo è un “linguaggio simbolico”, serve a raccontare la storia in modo concreto, soprattutto ai bambini unisce memoria, identità e speranza.

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