La produzione di fertilizzanti sintetici richiede un elevato consumo energetico.

Alla luce dell’attuale crisi energetica, l’organizzazione Bioland chiede una maggiore espansione dell’agricoltura biologica e delle energie rinnovabili. Tale appello è motivato, tra l’altro, dal persistente blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale commercializzati a livello mondiale. La crisi dimostra chiaramente quanto il sistema alimentare globale dipenda dai combustibili fossili, sottolinea Jan Plagge, presidente di Bioland. L’agricoltura, in particolare, si basa in larga misura sui fertilizzanti sintetici, la cui produzione è ad alta intensità energetica e risente notevolmente dell’aumento dei prezzi dell’energia.
Walter Steger, presidente dell’associazione altoatesina per l’agricoltura biologica Bioland, si fa anch’egli promotore di una maggiore indipendenza energetica. L’obiettivo è rafforzare le economie circolari regionali e ridurre la dipendenza dalle importazioni di energia. In questo contesto, in Südtirol è stato istituito un nuovo gruppo di esperti sulle energie rinnovabili.
Bioland cita come esempi di questo sviluppo aziende agricole che hanno già raggiunto con successo l’autosufficienza energetica: ad esempio, un’azienda agricola nella Passeiertal si rifornisce interamente di energia rinnovabile proveniente da impianti fotovoltaici, pompe di calore ed energia eolica. Anche un panificio di Brixen copre gran parte del proprio fabbisogno energetico con pannelli solari e sistemi di accumulo propri.
Bioland vede in questo un possibile modo per rendere l’agricoltura più resiliente alle crisi globali, proteggendo al contempo il clima e l’ambiente.






