Per non dimenticare le vittime tirolesi (8)

A conclusione della rubrica qui riportata in UnserTirol24 dedicata al drammatico attentato di via Rasella compiuto dai partigiani comunisti il 23 marzo 1944 e dall’eccidio delle Fosse Ardeatine provocato dal rifiuto dei partigiani autori del massacro a consegnarsi alle autorità tedesche, si vuole ricordare la morte di 33 soldati tirolesi del battaglione Bozen (numero che salì poi a 46), oltre ad alcuni civili italiani. L’esplosivo, costituito da 18 chilogrammi di tritolo collegati a una miccia e a un detonatore a strappo, era stato nascosto all’interno di un carretto della spazzatura; per aumentarne la letalità, vennero inseriti anche chiodi e frammenti metallici, che si dispersero violentemente al momento della deflagrazione. Tra le vittime vi fu anche Pietro Zuccheretti, un ragazzo di soli 13 anni, che si trovava casualmente sul luogo dell’attentato. La sua morte rappresenta uno degli episodi più tragici di quella giornata.
All’attacco seguì una dura rappresaglia da parte delle autorità tedesche. Secondo le norme di guerra dell’epoca, richiamate anche dalla Convenzione dell’Aja, era prevista una ritorsione nel caso in cui i responsabili non si fossero consegnati al comando militare per rispondere dell’azione compiuta. Il gruppo partigiano non si presentò e le forze tedesche procedettero quindi a rastrellare 335 persone a Roma. Il giorno successivo, queste furono uccise e sepolte nelle Fosse Ardeatine, dando luogo a un ulteriore eccidio. L’attentato di via Rasella colpì due plotoni del battaglione di polizia “Bozen”, composto in gran parte da sudtirolesi. Questi militari, spesso considerati appartenenti alle SS, erano in realtà cittadini “italiani” impiegati principalmente in compiti di ordine pubblico, come la sorveglianza di edifici istituzionali e uffici nella capitale.
Nel tempo, l’episodio è stato interpretato in modi diversi: da un lato, la letteratura resistenziale lo ha descritto come un’azione di guerra; dall’altro, alcuni ne hanno sottolineato la natura di attentato dinamitardo, evidenziando il ruolo delle organizzazioni antifasciste come il CLN e il PCI nella sua pianificazione.
Si ringrazia Roland Lang per aver ricordato che a Völser Aicha (Comune di Völs in Schlern) una croce ricorda i morti sudtirolesi di via Rasella per tanto tempo dimenticati e mai considerati vittime di una spietata azione di guerra in una città che in quel contesto era aperta e libera.






