von fpm 27.03.2026 13:00 Uhr

Tennis a Miami: Sinner supera facilmente i quarti

Un’altra vittoria netta del sudtirolese contro l’americano numero 20 al mondo: 6-2, 6-2. Jannik ora è a due partite dal completare il Sunshine Double

Foto web, ela gif Flavio Pedrotti Móser

La sera a Miami ha una luce strana, quasi teatrale. Il campo sembra un’isola chiara sospesa nel buio, e tutto intorno il pubblico è un respiro continuo, caldo, irregolare. Jannik Sinner entra per primo, passo leggero, lo sguardo già altrove, come se il match fosse cominciato molto prima. Frances Tiafoe invece porta con sé il rumore: il sorriso, le mani al cielo, il tentativo di accendere la notte. Ma la notte, questa notte, non prende fuoco. Si raffredda. Il primo set: all’inizio è solo un dettaglio. Una risposta più profonda. Un diritto più pesante. Poi il dettaglio diventa trama. Sinner colpisce la palla come se la conoscesse già, come se sapesse in anticipo dove cadrà. Non forza, non cerca il colpo impossibile: costruisce. Ogni scambio è un passo avanti, ogni traiettoria una linea che stringe il campo attorno a Tiafoe. Il break arriva quasi in silenzio. Non è un’esplosione, è una sottrazione: spazio, tempo, fiducia. Tiafoe prova a reagire, a cambiare ritmo, a rompere quella geometria precisa con un gesto più istintivo, più umano. Ma la palla gli torna sempre addosso, più veloce, più profonda, più inevitabile. Sul 4-1, il campo è già inclinato. Sinner non guarda il tabellone: continua. Un ace, un rovescio incrociato che taglia l’aria, un errore forzato. Il set finisce 6-2, ma il numero dice meno della sensazione: controllo assoluto, come una porta chiusa senza rumore.

Il secondo set: per un attimo, brevissimo, qualcosa sembra cambiare. Tiafoe tiene il servizio, si aggrappa al punto come a una promessa. Il pubblico prova a crederci, a spingere, a creare una crepa. Sinner la osserva, quella crepa. Non la evita. La aspetta. Sul 2-1, la attraversa. Due palle break, poi una sola. Basta un errore, un’incertezza di pochi centimetri. E il filo si spezza. Da lì in avanti il match diventa un racconto già scritto. Sinner si muove leggero, quasi invisibile tra un colpo e l’altro. Cambia ritmo senza avvertire, accorcia con una smorzata, poi accelera di nuovo, come una corrente che non si vede ma trascina. Tiafoe lotta, ma è una lotta contro qualcosa che non concede appigli. Un gesto di nervosismo, una racchetta lasciata andare: non rabbia, ma frustrazione, come quando si cerca di afferrare l’acqua. Il 5-2 arriva senza peso. L’ultimo game è breve, pulito, inevitabile. Un altro 6-2.

Non c’è esultanza. Sinner resta un attimo fermo, poi raccoglie le sue cose come chi ha finito un lavoro preciso, necessario. Il pubblico applaude, ma il suono sembra lontano. Sul campo resta l’eco di una partita che non è stata battaglia, ma dimostrazione: di tempo, di misura, di controllo.

E nella luce bianca di Miami, per un istante, sembra che il tennis possa essere qualcosa di perfettamente semplice. Anche questa volta firma il match con due set e il sudtirolese vola in semifinale dove nella notte tra oggi e sabato 28 affronterà  Alexander Zverev che ha gà incontrato unici volte e vanta sette vittorie sul tedesco, di cui sei consecutive.

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