Per non dimenticare le vittime tirolesi (5)

(continua parte dell’intervista effettuata nel 1993 dal programma Rai Mixer, ad Arthur Atz, contadino di Kaltern, sopravvissuto alla strage di via Rasella dove persero la vita 33 südtirolesi del Battaglione Bozen). Avevate partecipato ad azioni antipartigiane? “A Roma no, mai, mai”. Di quali armi eravate equipaggiati, e in quanti eravate quel giorno, lì a Via Rasella? “Eravamo un 150 uomini, soldati, 150, io non mi posso più ricordare, così, ma erano, 150, 33 erano morti e 56 erano feriti”. Quel giorno a Via Rasella non foste puntuali. Invece che passare alle 14.00, come accadeva tutti i giorni, siete passati con un’ora e mezzo di ritardo, come mai? “Sì, perché noi siamo stati al campo per sparare, al poligono per sparare, e poi abbiamo avuto un’ora di più, per quello abbiamo ritardato un’ora”. Dopo l’attentato cosa accadde? «Tutto si era fatto scuro per la sabbia sollevata. Tegole e vetri erano andati in pezzi. Si vedeva poco. C’erano i nostri colleghi straziati per terra, ma non potevamo soccorrerli, perché i partigiani hanno incominciato a sparare. Volevano ucciderci tutti. Noi non vedevamo da dove sparavano e abbiamo cominciato a sparare per aria. Per consentire di portare i feriti in salvo».
Tu come sei riuscito a salvarti? “Io ero il primo nella fila, e mi sono salvato. Quando la bomba esplodeva ho visto che anche due bambini, anche loro morti, due piccoli bambini che erano vicino ad un portone”. Perché voi dell’XI° Compagnia rifiutaste di partecipare alla rappresaglia se eravate le vittime? «Ci siamo rifiutati. Noi non siamo capaci di uccidere, abbiamo detto. Noi non possiamo uccidere. Anche se i partigiani avevano ammazzato i nostri compagni, e dentro di noi c’era tanta rabbia, non ci sentivamo di uccidere altre persone». Come reagì Kappler? «Il nostro maggiore disse a Kappler che i sudtirolesi non volevano uccidere e vendicarsi dei camerati ammazzati. So che non è stato molto contento, e così la rappresaglia l’ha portata avanti lui per conto suo».
Vi aspettavate degli attentati dai partigiani? “No, no, non abbiamo pensato mai ad un attentato, perché eravamo così tranquilli, eravamo… non abbiamo creduto che succede una roba così, noi eravamo impazziti, l’hanno fatto a soldati che non erano nemmeno soldati, si può dire…”.
I familiari delle vittime südtirolesi hanno avuto qualche risarcimento? «No, proprio niente. Nessuno di noi. Né chi è rimasto ferito dallo scoppio dell’ordigno, né i famigliari delle vittime. Anzi, siamo stati ignorati e cancellati per tanto tempo. Non mi sembra giusto che il signor Bentivegna (il partigiano che collocò l’esplosivo) abbia ricevuto la medaglia d’oro, e le vedove dei caduti südtirolesi, invece, non abbiano avuto niente, neanche un aiuto». (continua)






