A22 in Consiglio Provinciale

Discussione ieri in Consiglio Provinciale sulla concessione A22. Il presidente della Giunta Fugatti è partito con la ricostruzione della questione e il recente cambio di posizione da parte della Corte di giustizia europea che dice che la prelazione non vale nell’ambito degli appalti. La norma aveva un suo fondamento dunque, che poi è caduto. Ora, legittimamente, ci si chiede cosa fare. C’è un bando in corso gestito dal Ministero sul quale occorre muoversi con la dovuta prudenza: se qualcuno ha partecipato a questo bando e il Ministero volesse fare retromarcia in autotutela si rischierebbero potenzialmente dei ricorsi che comprometterebbero il percorso di una nuova concessione. Si deve anche tenere conto che lo strumento dell’in-house aveva avuto criticità sotto il profilo giuridico e amministrativo. Oggi l’in-house sarebbe di quindici anni, un percorso che rispetto alla volontà e necessità di investire della concessionaria, non sarebbe semplice da percorrere. Altro punto debole dell’in-house quello dell’autonomia decisionale perché la governance era composta da sei rappresentanti (3 di nomina ministeriale e 3 di nomina territoriale). Certo, l’in-house garantirebbe la presenza territoriale e l’interesse nostro è quello di tutelare i nostri territori e questo è quello che continueremo a fare fino in fondo – ha dichiarato Fugatti.
Nessuno ha mai detto che questo è un percorso facile, ha esordito Francesco Valduga (Campobase). Il problema è che poco a poco ci si rendeva conto che una serie di certezze che credevamo di avere costruito venivano meno. Ora servirebbe capire se non convenga provare a reinvertire la rotta condividendo alcune riflessioni come comunità sugli strumenti adottati (sul parternariato publico privato, sul ritorno all’in-house, sul tema ferrovia ecc.) che impegnino il Consiglio a esplorare tutte le opzioni disponibili, Da qui la proposta di una sospensione dei lavori per verificare la possibilità di convergere su una risoluzione condivisa, che impegni il Consiglio con l’obiettivo di tutelare al meglio gli interessi del territorio e dimostrare un’assunzione piena di responsabilità politica.
Alessio Manica (PD) ha denunciato una gestione opaca e discontinua della vicenda, caratterizzata da richiami costanti alla riservatezza, cambi di narrazione nel tempo e una sistematica esclusione dell’aula dal confronto sulle scelte strategiche: una politica isolata e un’evidente asimmetria informativa. Nel merito, ha messo in discussione la scelta di abbandonare il modello in-house, alla luce del venir meno delle principali motivazioni addotte negli anni: il nodo dei privati appare oggi ridimensionato, sia sotto il profilo giuridico sia economico, e risultano esistenti strumenti e precedenti per procedere alla loro liquidazione. La tesi dell’impraticabilità dell’in-house è stata contestata anche alla luce di esperienze recenti come quella dell’Alto Adriatico, sostenuta dal Governo negli stessi anni. Manica ha evidenziato quindi una contraddizione politica: territori che partivano da modelli privati stanno tornando al pubblico, mentre il Trentino rischia di imboccare la strada opposta, esponendosi alle incertezze del mercato e dei contenziosi. Da qui il dubbio che non si sia ancora a un punto di non ritorno e la rivendicazione di una linea coerente: quella di non aver mai condiviso un percorso giudicato rischioso, privo di alternative e intrapreso “senza scialuppa”, pur nella consapevolezza che, a questo punto, resta l’auspicio di salvaguardare l’interesse territoriale.
Filippo Degasperi (Onda) ha evidenziato una contraddizione di fondo tra la narrazione dei “meriti” rivendicati negli anni e l’attuale affermazione secondo cui “la responsabilità non è di nessuno”. Una discrepanza che solleva interrogativi sulla reale gestione politica della vicenda e sulla coerenza delle scelte compiute. Ha inoltre criticato l’uso selettivo delle modalità di gara e dei principi di concorrenza: invocati quando conviene, ma messi da parte quando si tratta di scelte strategiche come la gestione dell’autostrada. In questo quadro, Degasperi ha sottolineato come sarebbe servito maggiore coraggio politico, in particolare nel perseguire con decisione l’opzione dell’in-house, ritenuta l’unica strada realmente coerente e ha contestato anche l’argomentazione secondo cui tornare indietro sarebbe oggi troppo rischioso, senza però una chiara valutazione dei rischi legati al proseguimento dell’attuale percorso, che potrebbe portare alla perdita del controllo pubblico della A22. Infine, un nodo centrale: l’assenza di chiarezza sul ruolo effettivamente svolto da Provincia e Regione, apparse più spettatrici che protagoniste, e una persistente carenza di informazione istituzionale, con il Consiglio chiamato a discutere di un tema strategico solo su impulso delle minoranze.
Non voglio incolpare nessuno, ma vorrei far sì che questa autostrada rimanga di proprietà pubblica, ha esordito Walter Kaswalder (PATT), richiamando l’attenzione sul valore storico e strategico dell’Autostrada del Brenner, costruita e rilanciata grazie all’impegno dei territori, senza risorse statali, e oggi patrimonio pubblico da tutelare. Da qui la preoccupazione per il rischio concreto di perderne il controllo, non solo sul piano economico ma anche simbolico e politico. Ha sollevato interrogativi puntuali su alcune scelte recenti, in particolare l’uscita da AISCAT, avvenuta proprio in vista della gara, senza che ne siano state chiarite le motivazioni in sede istituzionale. Una decisione che potrebbe aver indebolito la posizione della società rispetto a potenziali concorrenti. Anche il consigliere del Patt ha suggerito di valutare la possibilità di tornare al modello in-house, anche alla luce di recenti pronunce giurisprudenziali che sembrerebbero lasciare margini di revisione. Da qui la richiesta di un approfondimento tecnico e politico per verificare se esistano ancora spazi percorribili, con l’obiettivo di fare tutto il possibile per mantenere l’autostrada sotto controllo pubblico, salvaguardando un’infrastruttura costruita nel tempo dai territori e per i territori. Il consigliere del Patt ha suggerito infine l’opportunità di verificare, alla luce della sentenza 495 del 12 gennaio 2026 del TAR del Lazio e conseguentemente dell’evoluzione del quadro relativo al cosiddetto „Fondo Ferrovia“ e della sua configurazione come risorsa vincolata a destinazione pubblica, la sussistenza delle condizioni giuridiche, economiche e temporali per un eventuale ritorno all’ipotesi di affidamento in house della concessione.
Il senso dell’informativa era avere più notizie e auspicare che il bando sia a nostro favore, ha esordito Paola Demagri (Casa Autonomia). Le difficoltà ci sono, le abbiamo vissute anche nella gestione delle centrali idroelettriche. Da qui l’appello a fare fronte comune per tutelarci e aggiungere alcune riflessioni condivise.
Mirko Bisesti (Lega) ha rivendicato la correttezza del metodo adottato dalla Provincia Trento, in particolare la scelta di mantenere un profilo prudente e istituzionalmente rispettoso durante una fase delicata come quella di un bando aperto di rilevanza miliardaria. Ha sottolineato come il silenzio o la cautela non siano segno di inerzia, bensì espressione di rispetto delle regole e della complessità del procedimento, evitando interferenze in un iter soggetto a vincoli stringenti. Viene inoltre ribadito che la scelta del partenariato pubblico-privato non nasce da una preferenza ideologica, ma da un percorso condiviso tra istituzioni e territori, con l’obiettivo di garantire la tutela dell’interesse pubblico. In questo quadro, Bisesti ha confermato la volontà politica delle istituzioni coinvolte di lavorare per mantenere il controllo territoriale sull’infrastruttura, riconoscendo al tempo stesso la complessità delle opzioni in campo e la necessità di agire con equilibrio, responsabilità e coerenza.
Francesco Valduga ha respinto il processo alle intenzioni che traspare dall’intervento di Bisesti, chiarendo che l’obiettivo della richiesta di informativa non è in alcun modo quella di fare polemica con il Presidente Fugatti, ma piuttosto quello di esprimere la necessità di svolgere un dibattito e di rappresentare l’esigenza di condividere delle riflessioni: questo è l’unico senso della richiesta di informativa e della proposta di risoluzione. Hanno replicato Mirko Bisesti e Antonella Brunet, quest’ultima apprezzando l’ottima comunicazione chiarificatrice del Presidente Fugatti.
Intervenendo sull’ordine dei lavori il presidente Fugatti ha rivendicato che il percorso intrapreso non è stato casuale né subito passivamente, ma è frutto di una scelta politica e istituzionale di cui ci si assume la responsabilità. In sostanza, il lavoro fatto ha costruito un percorso preciso, con tutte le sue conseguenze e proprio per questo la responsabilità delle scelte compiute va riconosciuta e rivendicata.
Nel pomeriggio i lavori sono ripresi dopo una breve pausa funzionale per arrivare ad un testo condiviso: la risoluzione, presentata con quattro punti, impegnava il Presidente della Provincia e la Giunta provinciale a rappresentare con urgenza al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti la necessità di una sospensione della procedura di gara, al fine di consentire un approfondimento istituzionale condiviso con i territori interessati; a verificare, anche alla luce dell’evoluzione del quadro relativo al cosiddetto “Fondo Ferrovia” e della sua configurazione come risorsa vincolata a destinazione pubblica, la sussistenza delle condizioni giuridiche, economiche e temporali per un eventuale ritorno all’ipotesi di affidamento in house della concessione; ad attivarsi nei confronti del Governo affinché sia introdotto, nell’ambito delle operazioni di partenariato pubblico-privato a iniziativa privata, un meccanismo di indennizzo a favore del soggetto proponente, a tutela degli investimenti sostenuti per la predisposizione delle proposte progettuali; a garantire un costante aggiornamento del Consiglio provinciale sugli sviluppi della procedura, anche attraverso comunicazioni periodiche in Aula.
Il consigliere Francesco Valduga (Campobase) ha spiegato che, rispetto alla risoluzione, c’è stata una interlocuzione con il presidente Fugatti, che ha dato disponibilità per votare per punti separati, convergendo sui punti 3 e 4, mentre parere negativo sui punti 1 e 2. Nella premessa al testo, la ricostruzione di quanto avvenuto. “Avevamo messo al primo punto la possibilità di condivisione con i territori . Difficoltà di interlocuzione e Motivazioni tecniche rispetto alla soluzione in-house, noi siamo dell’idea di approfondirlo questo ragionamento. Rimane la traccia completa di quello che abbiamo proposto. Siamo comunque intanto contenti di una convergenza 3 e 4 che riguardano l’indennizzo e la necessità di informare la comunità. Noi ci accingiamo ad un voto favorevole sia sulla premessa che su tutti i punti.
Il presidente Maurizio Fugatti ha quindi spiegato la posizione della maggioranza: “Credo che stamattina sia stato un momento in cui tutti hanno preso la consapevolezza che si tratta di un tema difficile da affrontare. Questa risoluzione è un contributo costruttivo e importante e per questo c’è la nostra posizione di accoscindenza per ciò che possiamo accogliere, i punti 3 e 4 e la premessa, che ci vede favorevoli sulla gran parte, mentre sfumiamo sugli ultimi due paragrafi”.
Alessio Manica (Pd del Trentino) ha ribadito che per loro sarebbe stato necessario prevedere un piano B: “Il tema non è se sia revocabile o meno quel bando, ma occorre rimarcare che A22 non è una autostrada normale, ha una valenza strategica, che ci collega all’Austria e all’Europa. Dentro questa valenza, che permette ai paesi di poter sfuggire alle mere logiche d’appalto, come l’acqua, l’energia, anche riflettere sulla possibilità di riflettere sulla valenza come asset strategico nazionale potrebbe essere una strada da seguire. Non ho dubbi che l’essere la società che ha gestito, che ha fatto il project, ci consente di essere in gioco. E’ un modello diverso che noi proponiamo di difesa di quell’asset”.
La consigliera Eleonora Angeli (Misto) ha ricordato la sentenza del TAR del Lazio che ha “stabilito un principio fondamentale, ovvero che lo Stato non può imporre regole economiche penalizzanti verso il gestore uscente”. “La domanda non è più se difendere la gestione locale, ma semmai tenerci l’A22. Il governo non può imporci condizioni sfavorevoli”. Rispetto ai dispositivi ha detto di condividere i punti 3 e 4 e ha annunciato astensione sui punti 1 e 2.
La votazione del testo è avvenuta per punti separati e ha visto approvati premessa e punti 3 e 4 approvati all’unanimità. I punti 1 e 2 sono stati respinti, 17 contrari, 13 a favore e 1 astensione.






