von fpm 25.03.2026 13:30 Uhr

1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (22)

Nell‘ambito delle rivolte contadine che interessano tutta l‘Europa centrale, va ricordata quella del 1525-26, la “guerra dei contadini” guidata da Michael Gaismayr.

Elab grafica Flavio Pedrotti Móser

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese.  Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo.  L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.

La Dieta di Meran era stata voluta da Michael Gaismayr, il capo indiscusso del movimento sudtirolese, con lo scopo di preparare il materiale da proporre alla Dieta di Innsbruck, la vera Dieta, perché lo approvasse. Fu un fatto straordinario per quel tempo perché avvenne per volontà popolare, contro la volontà dei principi che non ebbero i mezzi per impedirla, radunò insieme genti di lingua e costumi diversi, trattò problemi assai delicati e importanti con la massima libertà e spregiudicatezza. Alla fine del maggio 1525, come ho già detto, tre amici del Cleser partirono per rappresentare Pergine e durante i primi giorni di giugno assieme ai delegati del principato di Trento e di Brixen, come pure dei territori che i conti del Tirol avevano strappato al vescovo di Trento, discussero animatamente e formularono le loro proposte in 64 articoli molto importanti. Questi articoli furono pubblicati parzialmente prima dal Bottea e poi dal Giuliani. La traduzione latina di tutti i 64 articoli si trova in Marino Sanuto; la completa traduzione italiana del tempo fu pubblicata da Manuela Acler.  I delegati dei contadini perginesi ritornarono portando da Meran le conclusioni della Dieta nel testo tedesco.

Il Cleser le lesse, le tradusse in italiano e le inviò alle diverse comunità, anzi se ne fece egli stesso diffusore, recandosi qua e là nei paesi della Valsugana per leggerle e spiegarle: la sua spiegazione era però assai personale in quanto presentava gli articoli di Meran non quali essi erano, cioè desideri dei delegati dei contadini, ma come se fossero norme già fissate giuridicamente. Questo modo di interpretare le conclusioni di Meran nasceva dal fatto che il Cleser era persuaso che Ferdinando le avrebbe approvate così com’erano state formulate?

Questo ci lascia immaginare che nei contadini più politicizzati, e nel Cleser in modo particolare, forse esisteva l’ingenua persuasione che fosse definitivo quello che era nato come una proposta per la futura Dieta di Innsbruck, illusione che provocò danni incalcolabili. (continua)

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