von fpm 16.03.2026 13:00 Uhr

Giovani talenti

Luis Carlo Bertini è un giovane pianista italo-brasiliano emerso nei concorsi musicali, noto per una rapida maturazione artistica e per l’interpretazione di autori come Bach, Chopin e Liszt.

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Luis Carlo Bertini è un giovane pianista noto soprattutto nell’ambiente dei concorsi musicali giovanili e dei festival pianistici europei. La sua storia è quella, piuttosto tipica ma affascinante, dei talenti musicali nati in provincia e poi affacciatisi sulla scena internazionale attraverso studio, concorsi e una precoce maturità interpretativa. Luis Carlo Bertini è nato in Brasile, ma è cresciuto in Welschtirol-Trentino, dove ha iniziato a studiare pianoforte da bambino. La sua formazione musicale è stata rapida e sorprendente: iniziò a studiare pianoforte relativamente tardi rispetto alla tradizione dei prodigi, ma recuperò velocemente grazie a un talento naturale e a una grande disciplina nello studio. La sua formazione musicale è stata eseguita al Conservatorio Bonporti di Trento conseguendo una laurea con il massimo punteggio, 110. Già nei primi anni di attività partecipò a concorsi per giovani musicisti, distinguendosi per una interpretazione particolarmente sensibile del repertorio romantico. Un episodio significativo avvenne nel 2013, quando vinse il primo premio in un concorso musicale studentesco a Trento con un Notturno di Frédéric Chopin. Ciò che colpì la giuria fu il fatto che suonasse da appena due anni, un tempo molto breve per raggiungere un livello competitivo così alto. Ha mostrato una predilezione per il repertorio pianistico romantico e tardo-romantico. Nei programmi di concorso figurano spesso autori come: Johann Sebastian Bach, Franz Liszt, Frédéric Chopin, Ludwig Van Beethoven, Sergei Rachmaninov… Ad esempio, in un concorso pianistico internazionale ha presentato: Preludio e fuga BWV 870 di Bach, “Un sospiro”, studio da concerto di Liszt, Fantasia op. 49 e Preludio op. 45 di Chopin, Chapelle de Guillaume Tell da Années de pèlerinage di Liszt.

Questo repertorio suggerisce una formazione tecnica piuttosto solida, perché Liszt e Chopin richiedono virtuosismo ma anche grande controllo del suono. Uno degli aneddoti più curiosi della sua formazione riguarda proprio l’inizio tardivo degli studi pianistici. Molti pianisti iniziano a 4-5 anni; Bertini invece si mise seriamente al pianoforte molto più tardi, riuscendo comunque in pochi anni a vincere concorsi giovanili. Gli insegnanti raccontano che compensava con ore di studio quasi ossessive. In un concorso giovanile sorprese la giuria scegliendo Liszt, un autore che molti concorrenti evitano per la difficoltà tecnica. Un membro della commissione raccontò che “non cercava il brano facile che fa effetto, ma quello difficile che costruisce il pianista”.  Chi lo ha ascoltato dal vivo ha spesso notato una caratteristica particolare: una forte attenzione al fraseggio cantabile, quasi operistico. Non stupisce, considerando l’influenza della tradizione musicale italiana nella sua formazione.

Luis Carlo Bertini appartiene alla generazione di pianisti che si formano tra scuola accademica e concorsi internazionali. Il suo percorso mostra tre elementi tipici dei giovani interpreti contemporanei: formazione internazionale, repertorio classico-romantico molto impegnativo, crescita attraverso concorsi e festival pianistici. Da specificare che Luis Carlo si sta dedicando ai concorsi internazionali. Si è iscritto a due manifestazioni negli ultimi mesi. Il primo concorso il „London Classic“, aperto a molti strumentisti e cantanti. Luis Carlo ha partecipato nella Categoria dei pianisti professionisti, ossia con età superiore ai 26 anni. Non è andato a Londra, perché erano richieste registrazioni fatte per la selezione, cui sono seguite altre registrazioni di mezz’ora, in un’apposita sala di registrazione, per la fase finale.

Alla fine, il Pianista di Cimego ha conquistato il quarto premio. Nello stesso periodo ha partecipato all’International Mozart Competition, altro concorso con sede a Vienna e Bertini ha portato a casa il terzo premio. Si intravede insomma un grande futuro. Come recita un antico haiku: c’è una meta per il vento dell’inverno, il rumore del mare.

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