von fpm 10.03.2026 18:00 Uhr

Dame damént (8)

Dialetto, sfumature e tonalità espressive danno alla parola contenuto ed espressività talvolta stimolanti e istigati a quelle scambievolezze che la parlata popolare fornisce…

Elaborazione grafica Flavio Pedrotti Móser

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  Le parole talvolta riaffiorano nei ricordi… e sono proprio loro, i flashback, la Heimat che spesso li riporta a galla e pensandoci bene, i pensieri, soprattutto le rievocazioni del passato, mentalmente si rivelano sempre nella lingua familiare… è in quella lingua che si pensa, sempre che sia la lingua della nostra infanzia, la lingua usata in famiglia e con gli amici per parlare di calcio, di musica, di avventure… parole che purtroppo sembrano scomparire, usate ormai limitatamente… Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza…  Immaginiamo per un attimo di essere in un luogo che ci è caro… guardiamoci intorno… dove siamo… cosa vediamo…

Se adèss dovéβa vignìr a le bèle ‘n furèst o dé altra sòrt… Se in questo momento dovesse venire un estraneo o qualcun altro, ghé dirìa dé secùr: lo mi in Ruah! a se gh’él diria! direi sicuramente: lasciami in pace! Eccome glielo direi!  Mé nòno, i βo noni i vigniva dal Vorarlberg e ogni tant él tirava fòr él so dialet, se i lo desmisiava de dopodisnar quan che l’era empisolà ‘nde l’ara, el lo diseva sempre … “lo mi in Ruah”, él zigava, empizà come en biss. Sirache no, de quele nol ne diseva, él zigava demò lo mi in Ruah! E che tuti i lo sentissa!  Mio nonno, i suoi nonni erano originari del Vorarlberg così ogni tanto rispolverava il suo dialetto, se veniva svegliato dopopranzo quando stava appisolato in cortile, lo diceva sempre… Lasciami in pace, urlava, stizzito come una biscia! Bestemmie no, quelle non le diceva, “lasciami in pace”, urlava, e che tutti lo sentissero! E són secùr che da sté bande, ‘n mèz ai bóschi, tra le ombrie e le ortighe che sponze, al vespro vèn fòr le strie… son propi secur! E sono sicuro che da queste parti, tra i boschi, fra le ombre e le ortiche che pungono, all’imbrunire escono le streghe… sono proprio sicuro!

le vèn fòr a schiramele, le snasa e po le torna endré… e le gà quel encrosàr de péstole endiaolade… Arrivano facendo capriole, annusano e poi se ne vanno… e hanno quell’incrociare di passi indiavolati…  Se par de sentirle vignìr vèn da enginociarse, engomitolandose e dir su iesumaria e bèle che finì ‘l filò…  no ghè zeròti che tègna

E se si ha la sensazione che stanno per arrivare, conviene inginocchiarsi, raggomitolandosi assorti nei propri pensieri e fine dei discorsi… non c’è più niente da dire. (continua)

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