von mas 06.03.2026 11:00 Uhr

Leva obbligatoria: noi non siamo d’accordo

La presa di posizione del Circolo Gaismayr

La recentissima riconferma di Paolo Frizzi alla guida delle «penne nere trentine» si è immediatamente manifestata attraverso la richiesta politica del ripristino della «naja» («Gli alpini chiedono a gran voce il ripristino di un servizio militare obbligatorio, pur con modalità e finalità diverse da quello tradizionale, che sarebbe fucina di volontariato, di Protezione civile, di coesione tra i giovani. E lo chiede anche gran parte dell’opinione pubblica». cit. L’Adige del 02/03/2026 ), così come fece il pure lui riconfermato Presidente nazionale dell’Ana, Sebastiano Favero, nel maggio scorso a sua volta riprendendo l’argomento lanciato dalla Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, e dal Presidente del Senato, La Russa, un paio d’anni prima, seppure con particolari e sfumature meno imperative.

Nessuna associazione propone misure normative.

Noi non siamo d’accordo. Nessuna associazione basata sul volontariato propone e/o pretende che siano adottate misure normative, coercitive per giunta della libertà personale e collettiva, finalizzate alla propria sopravvivenza in termini numerici. Riteniamo inoltre che la maggioranza dell’opinione pubblica sia contraria al ripristino del servizio militare obbligatorio e nemmeno gli attuali tragici sviluppi dello scenario geopolitico mondiale possano al riguardo giustificare un cambio di direzione.

Non si tratta di pacifismo tout court e irresponsabile ma semplicemente di non cogliere quale nesso corra tra il servizio militare obbligatorio ed un efficacie azione militare, così come richiesta al giorno d’oggi, posto inoltre che il confine tra Difesa e Offesa è sempre labile e manipolabile. La richiesta di reintrodurre la leva obbligatoria appare piuttosto come una malcelata strizzata d’occhio al Governo attuale di per sé incline a toni nazionalistici e sovranisti che cozzano con la storia e le tradizioni della nostra regione.

Anche il richiamo alla funzione educativa e formativa che sarebbe espletata dal servizio militare («Sono convinto che un servizio obbligatorio di leva sia fondamentale per le giovani generazioni – ha spiegato Favero – per le quali potrebbe rappresentare un’importante occasione formativa e di crescita insegnando loro il senso di comunità e a fare squadra»), appare come una formulazione di buone intenzioni di facciata contraddetta dalle esperienze passate in cui l’anno di naja era trascorso per molti all’insegna della noia, del «nonnismo», della non acquisizione di competenze spendibili nella vita civile e sullo sfondo di espedienti adottati dai più avveduti per evitarlo. Altre sono le centrali che hanno finalità e mandato per la formazione della cittadinanza, pur nelle indubbie difficoltà e carenze, in primis della scuola.

Le nostre radici nei corpi dei vigili volontari

Per quanto riguarda poi l’aspetto formativo degli arruolati ai fini della successiva partecipazione alla Protezione civile, pur non disconoscendo l’impegno degli alpini (Nu.Vol.A), si rimarca il fatto che la nostra tradizione civica in tema trova le radici nei Corpi volontari dei Vigili del Fuoco (VVFF) fin dai tempi dell’amministrazione asburgica e tirolese che li promosse e tutelò, a differenza della successiva parentesi nazionale del ventennio fascista. La direzione da mantenere e rinsaldare è quindi quella tuttora in essere nel solco della nostra secolare tradizione dell’autogoverno, basata sul senso di appartenenza e la coesione delle comunità locali. Non a caso l’organizzazione provinciale della Protezione Civile incentrata sui Pompieri volontari, analogamente a quella della contermine provincia di Bolzano, è un esempio ben collaudato ed esportato in occasione di eventi tragici. A livello nazionale si suggerisce, e non da ora, semmai di imitarne il modello non di tentare esperimenti di surroga nella forma del «… di cui anche …».

IL CIRCOLO GAISMAYR di TRENTO

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