von fpm 04.03.2026 13:30 Uhr

1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (19)

Nell‘ambito delle rivolte contadine che interessano tutta l‘Europa centrale, va ricordata quella del 1525-26, la “guerra dei contadini” guidata da Michael Gaismayr.

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L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese.  Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo.  L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.

A proposito dell’assedio, ammesso acriticamente da molti studiosi del passato, l’Ausserer, profondo conoscitore della storia del castello, ha scritto: «Che i contadini abbiano fatto un tentativo di distruggere o di assediare il castello … non è detto in nessun documento e in nessuna lettera del tempo e un tentativo così pazzesco come quello di assalire il castello con lance, falci, forche e bastoni certamente non sarebbe passato sotto silenzio». Cleser, secondo la testimonianza di Giovanni Nicola Cerra, prima del giuramento aveva eletto che sarebbe bene prendere il castello di Pergine perché allora cadrebbero gli Statuti di Pergine e sarebbe più facile introdurre il Landsrecht, cioè le disposizioni della Dieta di Innsbruck più favorevoli ai contadini che non gli Statuti.

Gerardo Scarpa aiuta a capire come si svolsero i fatti quando dice che all’inizio dei tumulti la Regola prese la decisione di mettere delle guardie per la difesa del borgo perché non ci fossero i saccheggi temuti in quanto minacciati dai ribelli più radicali. Nicola Graziali aggiunse che egli era stato incaricato di porre le guardie e Francesco volle che fossero poste anche al castello oltre che al borgo.

È verosimile che il Cleser una volta fatto capitano per la difesa del Perginese abbia approfittato della decisione presa in pubblica regola di mettere guardie al borgo per prevenire brutte sorprese, per mettere sentinelle alle vie d’accesso al castello per controllare e, se era il caso, impedire che vi entrassero rinforzi; ma soprattutto perché i contadini non venissero colti di sorpresa o colpiti alle spalle. Però, il Cleser al processo respinse decisamente l’accusa. (continua)

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