von mas 01.03.2026 08:30 Uhr

Tradizioni: Il „Trato Marzo“

Con Roberto Bazzanella, alla ri-scoperta di tradizioni, usanze, credenze popolari del Tirolo.

Questa usanza è da sempre presente in varie località alpine, ed è chiamata “Schibenschlagen” nel Tirolo di lingua tedesca, “Cialandamarz” nell’area ladina, e “Tràto marzo” o “Entrato Marzo” nell’area di lingua italiana.
Il professor Giambattista Azzolini accennava già nell’ottocento al canto del “Tràto marzo”: “In certi nostri villaggi, posti alle falde dei monti, vi era una curiosa e capricciosa usanza e passatempo l’ultimo giorno di febbraio e il primo di marzo”.
L’origine dell’usanza ha le sue radici in era precristiana, legata alle feste matronali pagane in onore della dea Giunone che venivano celebrate nel mese di marzo, il mese che apriva l’anno romano e che rimase tale fino al medioevo. Era una “festa di Capodanno” dunque, e perciò in un certo senso vi si riscontrano i canti augurali di inizio anno in senso “laico”.
Un esempio del “Marzo” è quello di Piscine di Sover, nella vallata avisiana, dove il “cridàr gio” era il 1° del mese per i giovani, il 2 di marzo per gli zitelli (àmedi e àmede) e il 3 per i “vedovèi e vedovèle”.
Il dialogo è fra solista e coro, per concludere col ritornello insieme.
„Primo marzo bonora sià (“tràto marzo” la seconda e terza sera) 
Tràti a ‘l erba e a ‘l ombrìa
Na navesela stà pecorsela pàr maridàr sta puta bela.
-De chi èla de chi no èla
La Gigiòta de i Manuèi che l’è na bèla.
-A chi ghe l’avente da dàr? .
A ‘l Bepi de i Gianoi che l’è en bel pàr.
-Tòila ti tòila Bepi tòila che l’è en bèl pàr.“
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