von fpm 26.02.2026 13:00 Uhr

Andiamo a teatro

Quando gli Dei erano tanti. Dedicato alle scritture di Roberto Calasso

Foto G.Negri, elab grafica FPM

Roberto Calasso è stato una delle figure più autorevoli dell’editoria italiana del Novecento. Ancora giovanissimo ideò e fondò Adelphi insieme a Luciano Foà e Roberto Bazlen, rimanendo legato alla casa editrice per tutta la vita e portando per la prima volta in Italia autori come Jorge Luis Borges, Georges Simenon e Philip Roth. Saggista, traduttore e autore prolifico, vide le sue opere tradotte e diffuse in numerosi Paesi. A lui è idealmente dedicato l’ultimo e articolato lavoro teatrale di Marco Baliani, che intreccia le pagine di Calasso con la propria voce scenica. La mitologia, filtrata attraverso questo dialogo, si radica nel presente storico, sociale e politico. Baliani non si limita alla trasmissione dei miti: costruisce un testo ulteriore, personale, convinto che ogni racconto mitico sia un crocevia di rimandi e percorsi immaginativi da esplorare.

Al centro c’è l’istante in cui la Storia narrata incontra l’esperienza quotidiana di ciascuno, artista compreso. La narrazione si nutre così anche della biografia e della sensibilità di chi è in scena. Nessun accompagnamento musicale, nessun artificio luminoso: la scena è spoglia. L’intento è quello di ancorare il mito, apparentemente remoto ed effimero, a elementi tangibili. Il primo racconto nasce dalla pietra di due gruppi scultorei posti all’esterno della Reggia di Caserta: immagini che fissano la stessa vicenda in due momenti distinti e complementari. In avvio Baliani assume quasi il ruolo di guida, per poi abbandonarlo e condurre il pubblico verso territori più interiori.

Quando lo sguardo si fa incerto, è tempo di partire: uscire dall’abitudine, aprirsi all’ignoto. Se il mare non è vicino, possono esserlo le pagine di Calasso, che diventano vele capaci di trasportare altrove. Lo spettacolo nasce dal desiderio di ricucire miti affiorati nei secoli, isole luminose cui tornare per alimentare l’immaginazione. Le storie non si chiudono nel racconto, ma dischiudono sentieri e mappe da attraversare con stupore.

In quei percorsi si riflette il presente, riaffiorano memorie, si intrecciano echi di altri artisti. La natura – rocce, boschi, caverne – continua a custodire un respiro antico, tracce di divinità che sopravvivono persino nei paesaggi urbani. Sono voci remote che attendono ascolto. Questo viaggio scenico è, in fondo, un invito a ritrovare proprio quella capacità di ascoltare. Quando? Domani, venerdì 27, sl Teatro Comunale di Gries, Galleria Telser.

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