1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (18)

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese. Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo. L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.
Il Montebello racconta: «A‘ 28 (agosto 1525) i tumultuanti avevano disegnato di dare l’assalto al castello di Pergine; ma tra i buoni uffici dei signori di Pergine, e perché il capitano erasi ben premunito, la cosa non ebbe effetto». In quei giorni i signori di Pergine non dicevano niente ai ribelli perché sapevano che non sarebbero stati ascoltati, anzi cercavano di stare alla larga dai contadini perché questi ultimi si sentivano forti e non accettavano lezioni da nessuno. Quanto poi al capitano, sappiamo che al momento non esisteva e il castello era governato dalla vedova del defunto Cipriano da Sarentino. Ma sebbene in quei mesi il castello fosse in mano ad una donna, c’era un vicecapitano che sapeva il fatto suo. Inoltre, c’era un gruppo di uomini che però non vengono chiamati soldati, ma servi (Knechte); anche il gruppo di canopi concessi dalla comunità di Pergine per la difesa del castello vengono chiamati Knechte. Per di più il castello di Pergine pur non avendo un’armeria notevole, aveva tuttavia una certa quantità di armi. L’Ausserer riferisce due inventari, quello fatto al momento in cui divenne capitano Cipriano da Sarentino, all’inizio del secolo XVI e da esso sappiamo che si trattava di un insieme di armi già allora degne di essere collocate in un museo; e quello del 1525, fatto a ribellione finita, quando venne insediato come capitano Giorgio Firmian.
Non era un’armeria tale da poter equipaggiare soldati. per tener testa ad un esercito, ma erano pur sempre armi da far paura ad una massa di contadini disarmati. Soprattutto c’erano le rocce a picco e le mura molto solide: in breve, esso non poteva venir espugnato dagli insorti della Valsugana.
D’altra parte, il castello s’era preparato a resistere anche ad un assedio molto lungo e questo risulta proprio dall’inventario del 1525. Se l’amministrazione non avesse pensato a rifornirsi di una buona armeria, si sarebbe stata invece preoccupata di rifornire in abbondanza sia la cantina che le dispense. (continua)






