von fpm 20.02.2026 16:00 Uhr

Ganglegg (5)

Un insediamento preistorico a Schluderns considerato un riferimento insostituibile per comprendere le società montane preistoriche e le prime comunità agricole e fortificate nelle Alpi.

Foto museo, elab grafica fpm

La vita quotidiana nell’età del ferro sul colle del Ganglegg. Durante gli scavi archeologici compiuti sul colle del Ganglegg sono venuti alla luce migliaia di reperti dell’età del ferro che ci consentono di conoscere meglio la vita a quell’epoca. La ricchezza e l’orgoglio della popolazione locale sono testimoniati non solo dai numerosi recipienti ceramici, ma soprattutto dalle forme delle fibule e dei gioielli. Si può affermare che il bronzo venisse quasi sprecato, tanto che le fibule presentano forme decisamente massicce, decorate poi con vetro, coralli, avorio e materiali simili. I modelli di queste fibule di fattura locale si trovano soprattutto nella cultura di Golasecca in Lombardia e nel Canton Ticino e tradiscono una forte impronta celtica; questo fatto ci consente di dedurre che nelle Alpi le vie di comunicazione tra oriente e occidente fossero buone. In confronto ai gioielli la ceramica di questo periodo è molto semplice, mentre nel III e nel II sec. a.C. era ancora riccamente decorata ad incisioni ed impressioni. Accanto a queste componenti locali è evidente però anche un forte influsso straniero.

Tra i gioielli più diffusi sul Ganglegg nel I sec. a.C. vi erano dei bracciali di vetro, di cui si sono riportati alla luce molti frammenti. Questi sono un prodotto tipicamente celtico, la cui forma però venne adeguata al gusto della popolazione locale. Oltre ai bracciali di vetro si sono rinvenute anche ceramiche celtiche lavorate al tornio e dipinte, che si differenziano notevolmente dai manufatti loca- li. Dalle ricerche effettuate sull’argilla utilizzata per queste ceramiche è risultato che questa proveniva dai dintorni del Ganglegg e di conseguenza non si trattava di merce importata, ma di terrecotte prodotte in loco da artigiani celtici. Probabilmente la stessa cosa vale anche per i bracciali di vetro e per le armi. A partire dalla seconda metà del I sec. a.C. si nota anche l’influsso romano. Nel Il e nel I sec. a.C. i Roma- ni occuparono l’intera pianura padana diventando così i diretti vicini delle popolazioni alpine. Grazie ai Romani si conosce anche il nome del popolo che abitava la Vinschgau: i Venostes. Le fibule romane con iscrizioni o raffigurazioni politiche testimoniano gli sforzi della politica ro- mana tesi a sviluppare intensi contatti con le popolazioni alpine del Trentino e del Südtirol.

Le numerose forme di fibula romane che finiscono per sostituirsi a quelle locali sono una testimonianza della pronta accettazione delle forme romane sul colle del Ganglegg e quindi anche di intense relazioni politiche. È interessante però notare che l’élite sociale di questo insediamento non adottò mai l’uso della moneta né dai Celti né dai Romani.

Nella seconda metà del III sec. d.C., il Ganglegg venne nuovamente colonizzato, sicuramente in seguito alle prime incursioni degli Alemanni. Sappiamo che questo popolo penetrò nell’Italia settentrionale attraverso le Alpi nel 259/60 d.C. e di conseguenza gli insediamenti romani lungo la strada del fondovalle non erano più sicuri.

Un altro motivo per la nuova colonizzazione del Ganglegg è da ricercarsi nella sua posizione dominante sulla Vinschgau e che consente un buon controllo del territorio. Venne eretto un edificio di 14 x 15 m, alto 3,5-4 m. A questo scopo vennero utilizzate in gran parte le mura dell’età del ferro ancora intatte. I pochi ritrovamenti testimoniano un uso di breve durata di questo edificio, fino all’inizio del IV sec. d.C. La breve presenza ro- mana è confermata dal ritrovamento di pochi frammenti di vasi, di diverse monete e di una splendida chiave con testa di leone.

Sulla base dei reperti non è possibile stabilire se si trattasse di una postazione militare o civile. Dopo questo breve intermezzo romano, il Ganglegg venne utilizzato solo come pascolo e ciò spiega il buono stato di conservazione dei reperti archeologici.

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