Clara Marchetto

Siamo orgogliosi di aver dato il via all’iter di „riabilitazione“ di Clara Marchetto, iniziato a maggio 2024 con la nostra raccolta firme per intitolarle la sala di rappresentanza del palazzo della Regione a Trento. Il documento, sottoscritto da circa ottanta cittadini, fu consegnato nelle mani del Presidente del Consiglio regionale, affinché potesse procedere con i necessari passaggi istituzionali. Trascorsi quasi due anni, l’iniziativa è stata in questi giorni coronata da una votazione, alla quasi unanimità dell’Assemblea regionale, per l’apposizione di una targa commemorativa all’interno del suddetto palazzo: meno di quanto i cittadini firmatari del nostro documento avevano chiesto al fine di un’autentica riabilitazione, ma è pur sempre un risultato raggiunto. In “Storia della Resistenza”, di Flores e Franzinelli, Clara Marchetto è definita come “la prima antifascista”: infatti, avendo operato contro il regime, nel 1940 fu condannata all’ergastolo da un tribunale speciale fascista. Liberata nel 1944 dalle truppe alleate, si dedicò immediatamente alla causa identitaria del Trentino/Tirolo meridionale: cofondatrice ed elemento di spicco, prima dell’ASAR, poi del PPTT, la si può certamente considerare madre dell’Autonomia speciale regionale. Prima degli eletti alle elezioni del 1948 nelle file per l’appunto del PPTT, a Pieve Tesino, suo paese natale oltre che di Alcide Degasperi, aveva mietuto più voti della Democrazia Cristiana. Ella aveva inoltre già ampiamente dimostrato di operare con convinzione per la causa identitaria ed autonomista della sua terra, contribuendo non poco a rafforzare il PPTT stesso, partito inviso alle forze politiche nazionali.
A lei non fu riservato un trattamento da antifascista, anzi: le fu negata la convalida dell’elezione in Consiglio regionale e, riesumando la vecchia sentenza del tribunale speciale fascista, abbondantemente superata dalla storia, fu nuovamente incarcerata. Clara Marchetto, la cui vicenda è stata oscurata e condannata a quasi ottant’anni di oblio, la cui figura di combattente per l’Autonomia è stata vergognosamente ripudiata da quelle stesse istituzioni autonomistiche che sono il frutto delle sue battaglie, merita dunque senza alcun dubbio la totale riabilitazione, che peraltro solo l’intitolazione della sala più importante del palazzo della Regione potrebbe conferirle. E non importa se siamo in enorme, colpevole ritardo: pare infatti che il recente dibattito in Consiglio regionale relativo alla sua figura ed azione sia stato generativo di un autentico risveglio della classe dirigente di questa terra, la cui corale presa di coscienza nei confronti dei vari temi sottesi fa ben sperare nella possibilità dell’aprirsi, finalmente, di una nuova stagione. Temi che inevitabilmente spaziano dalla riflessione sull’identità alla elaborazione critica dei primi ottant’anni di storia dell’attuale Autonomia, da un’idea di rilancio di un percorso autenticamente comune tra Trento e Bolzano ad un ragionamento intorno ad un’ipotesi di compattamento delle forze politiche di questa terra in un partito identitario e territoriale garante delle prerogative autonomistiche, da molti lungamente atteso.
Se poi taluni partiti nazionali preferiscono assumere posizioni fuori dal coro, conducendo battaglie di retroguardia in ossequio ad un nazionalismo erede della miglior tradizione del secolo scorso, la cosa non ci scandalizza. Ci sorprende, invece, l’atteggiamento del partito cosiddetto autonomista che, improvvisamente destatosi da profondo letargo, pare ora muoversi con un certo ardore (oltre che con il consueto rissoso scoordinamento tra i suoi diversi esponenti). Farà sul serio o per scherzo? Questo lo vedremo dopo Carnevale.
Risveglio Tirolese: Il Portavoce Paolo Monti e Il Presidente Franco Beber






