Damen und Herren, gli Abba

Uno spettacolo messo in scena dagli AdbaShow, pur essendo basato sulle canzoni più famose della band culto degli anni ’70 (eseguite interamente ed esclusivamente dal vivo!) non è solo musica e non è solo Abba, bensì un evento studiato per ricreare l’atmosfera tipica di quegli anni attraverso sonorità , luci, colori, abiti e coreografie. La novità è che ogni canzone è come un capitolo a sé stante dello spettacolo, dove trovano posto a turno coreografie delle cantanti, rappresentazioni quasi teatrali, cambi d’abito (rigorosamente Abba), effetti scenografici e dove possibili pirotecnici. Gli ABBA sono stati molto più di un fenomeno pop: sono un meccanismo perfetto di emozioni immediatamente riconoscibili, una macchina melodica capace di trasformare sentimenti complessi in canzoni limpide, ballabili e memorabili. Dietro la patina scintillante del pop anni Settanta, la loro musica nasconde una profondità sorprendente, fatta di malinconia, disillusione, desiderio e fine dell’amore.
Il loro punto di forza sta nella combinazione quasi alchemica tra melodie irresistibili e testi spesso amari. Canzoni come Dancing Queen o Mamma Mia sembrano celebrazioni leggere, ma sono attraversate da una vena di nostalgia e solitudine che le rende universali. Gli ABBA sanno raccontare la fine di una relazione (The Winner Takes It All, Knowing Me, Knowing You) con una sincerità emotiva disarmante, senza mai rinunciare alla forma pop più accessibile. È proprio questo contrasto a renderli così duraturi: la felicità apparente convive sempre con una crepa emotiva. Dal punto di vista musicale, la loro produzione è raffinata e meticolosa. Gli arrangiamenti sono ricchi ma mai ridondanti, le armonie vocali — soprattutto quelle di Agnetha e Frida — hanno una chiarezza quasi cristallina, mentre Björn e Benny costruiscono strutture melodiche che sembrano semplici solo perché funzionano alla perfezione. Ogni canzone è calibrata, ogni ritornello progettato per restare inciso nella memoria collettiva.
La grandezza degli ABBA sta anche nella loro ambiguità : sono stati a lungo liquidati come pop commerciale, ma oggi appaiono per quello che sono stati davvero — narratori emotivi lucidissimi, capaci di trasformare il dolore privato in esperienza condivisa. La loro musica non chiede profondità intellettuale, ma colpisce direttamente il corpo e il ricordo, ed è proprio lì che trova la sua forza.
Riascoltarli oggi significa riconoscere che sotto la superficie luccicante c’è una consapevolezza adulta: l’amore passa, la gioia è fragile, ma una grande canzone può rendere tutto questo sopportabile — e persino bellissimo. Location dell’evento: venerdì 20 febbraio, Teatro Cristallo, Dalmazia Strasse, 30. Bozen
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