Riabilitare Clara Marchetto

Ieri mattina – come già illustrato nell’articolo di UT24 – il Consiglio Regionale ha preso in esame la mozione nr. 23: ‚Ricordo di Clara Marchetto‘ (1911-1982). La mozione incarica il Presidente del Consiglio regionale di rendere pubblica la riabilitazione della figura di Clara Marchetto e di riconoscere pubblicamente l’ingiustizia da lei subita, ovvero il mancato ingresso in Consiglio regionale nel 1948. Inoltre di promuovere e pubblicare uno studio scientifico sulla figura e l’opera di Clara Marchetto e di installare una targa commemorativa pubblica e accessibile nella sede della Regione. La mozione nasce da un’iniziativa popolare e riprende i contenuti di una precedente proposta di mozione, presentata nel 2012 dai consiglieri regionali Mauro Ottobre, Caterina Dominici e Elmar Pichler-Rolle, ed approvata dal Consiglio Regionale
Nel 1940 Clara Marchetto venne condannata all’ergastolo per spionaggio da un tribunale speciale e fu liberata dagli Alleati nel 1944. Eletta nel Consiglio regionale nel 1948 nelle file dell’ASAR, non poté assumere il mandato perché la condanna del 1940 venne considerata ancora valida.
La figura di Marchetto è stata ricordata da un nutrito elenco di consiglieri con parole a supporto dell’atto politico: sono intervenuti Walter Kaswalder (PATT Fassa), Paola Demagri (Campobase), Brigitte Foppa (Verdi), Maria Bosin (PATT), Bernhard Zimmerhofer e Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), Filippo Degasperi (Onda), Andrea de Bertolini (Pd), Magdalena Amhof e Harald Stauder (SVP).
Francesca Gerosa (Fratelli d’Italia) ha puntualizzato invece come ci siano delle criticità su questa operazione, riabilitando una figura che la storia ritiene ancora complessa e controversa e chiedendo prudenza per un atto politico in questa direzione. ‚La nostra firma in calce alla mozione è nel segno della collaborazione, ma non condivisibile in toto‘.
La mozione, per questo, è stata votata per punti separati. Le premesse hanno ottenuto 53 voti favorevoli, il punto numero 1 ha ottenuto 53 voti favorevoli e 2 voti contrari, il punto numero 2 ha ottenuto 54 voti favorevoli, il punto numero 3 ha ottenuto 53 si e 2 no.
In riferimento all’intervento della rappresentante di Fratelli d’Italia, il Partito Autonomista Trentino Tirolese ha emesso una nota stampa, firmata dal Segretario Marchiori e dalla capogruppo Bosin, esprimendo „profonda indignazione per le posizioni espresse da Francesca Gerosa su Clara Marchetto e sulla mozione che mirava a riabilitarla da una storia ingiusta. Le parole utilizzate per ridimensionare e relativizzare la figura di Marchetto rappresentano un fatto grave. Sminuire Clara Marchetto significa sminuire una delle esponenti più autorevoli dell’autonomismo trentino, una donna che ha creduto e lottato per un modello di autonomia integrale, forte, radicata nella storia e nell’identità del nostro territorio.
Clara Marchetto fu antifascista, perseguitata dal regime, colpita da una condanna del Tribunale speciale e successivamente ostacolata anche nell’Italia repubblicana e democratica – continua la nota del PATT – È una figura che ha pagato sulla propria pelle l’impegno politico e civile. Per questo l’intitolazione della Sala di rappresentanza non è un atto simbolico qualsiasi: è un gesto di riparazione storica e di giustizia istituzionale. Al fine di arrivare ad un testo condiviso e conciliante si era perfino arrivati a rivedere l’intitolazione stessa ma le parole usate da Gerosa non possono passare inosservate. Tentare oggi di ridurne la portata politica, provando a contrapporla alla Democrazia Cristiana o ad altre stagioni della vita pubblica trentina, è un maldestro tentativo di revisionismo storico. Clara Marchetto non è una figura da piegare a letture di comodo o a polemiche di parte: è parte integrante della storia autonomista del Trentino.
Colpisce che queste posizioni provengano da un’esponente di Fratelli d’Italia. Non possiamo non rilevare come certi argomenti richiamino una visione culturale che ha in Ettore Tolomei un riferimento identitario: una concezione centralista e nazionalista che nulla ha a che vedere con l’autonomismo trentino e con la sua evoluzione democratica. Se questo è il retroterra culturale da cui nasce l’opposizione all’intitolazione, allora il nodo è politico e va detto con chiarezza. La mozione avrebbe dovuto essere approvata all’unanimità , nel rispetto di una figura che appartiene alla storia di tutti. Trasformarla in terreno di distinguo ideologico significa non aver compreso il valore profondo di quella proposta.
Il PATT rivendica con orgoglio la figura di Clara Marchetto come patrimonio dell’autonomismo trentino e continuerà a battersi perché la Sala di rappresentanza della Regione porti il suo nome. Non per spirito di parte, ma per rispetto della verità storica, della dignità istituzionale e del cammino autonomista che ha reso il Trentino ciò che è oggi – concludono Marchiori e Bosin






