Dame damént (3)

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… Le parole talvolta riaffiorano nei ricordi… e sono proprio loro, i flashback, la Heimat che spesso li riporta a galla e pensandoci bene, i pensieri, soprattutto le rievocazioni del passato, mentalmente si rivelano sempre nella lingua familiare… è in quella lingua che si pensa, sempre che sia la lingua della nostra infanzia, la lingua usata in famiglia e con gli amici per parlare di calcio, di musica, di avventure… parole che purtroppo sembrano scomparire, usate ormai limitatamente…
Sì… ogni tanto c’è chi le riscopre ma è ormai raro… come “la strada dé l’òrt” … la traduzione in italiano non dà il significante, non produce l’espressione rilevante… “la strada dell’orto” … “la strada dé l’òrt”, nel contesto in cui viene inserita, vuol dire un tragitto breve… “ nar da lì a mé cà, l’è la strada de l’òrt”, come dire, casa mia e quel luogo citato sono vicini… e chi lo dice ormai? Così come “a brusa camisa m’è vegnù él magón”… intraducibile, non si può tradurre… sarebbe omicidio linguistico, crimine lessicale, delitto semantico… il significante è a dir poco acuto ed intuitivo… “a brusa camisa m’è vegnù el magón” … sarebbe: improvvisamente m’è venuto un nodo alla gola, per la nostalgia, per un rimpianto, un ricordo, un dispiacere, una sofferenza… esprime insomma una certa malinconia… qualcosa che suscita… déstrani … nostalgia… mestizia…lo spleen, come la definì Baudelaire, anzi più che nostalgia, quel ricordo momentaneo destato dai ricordi che fa sprofondare nell’inquietudine.
Qualcosa che potrebbe però destare anche stupore, meraviglia, qualcosa che… m’ha fat nar én dré schéna… già, trarse én schéna… altra espressione praticamente intraducibile… in italiano suonerebbe come: “mi ha fatto cadere di schiena, mi ha fatto andare dietro schiena” … che sì, potrebbe far pensare ad uno spintone, a qualcuno che spingendo fa cadere all’indietro… di schiena appunto… un gesto aggressivo, manesco…
Beh, no… per niente… vuol dire esattamente il contrario… cioè, stupirsi piacevolmente per qualcosa, e così tanto da perdere addirittura l’equilibrio e cadere incantato… ammaliato… trovarsi difronte a qualcosa di spettacolare o subire un fascino così allettante da svenire, quasi… ecco, questo è il significante… “l’ho vista, e mé són trat én schéna” … (continua)






