Dalla cronaca sudtirolese. 02 febbraio 1961.

1961. Il Primo Ministro italiano Amintore Fanfani incaricò il Ministro del Lavoro Zaccagnini di provvedere immediatamente alla ricostruzione della statua in alluminio di Mussolini, fatta saltare in aria a Waidbruck. L’ordine di ricostruire l'“Alu-Duce“ (che alla fine non fu eseguito a causa delle proteste internazionali) fu accompagnato da violente manifestazioni fasciste contro l’ambasciata austriaca a Roma. Le rivolte, guidate da parlamentari neofascisti, culminarono nella richiesta di messa al bando immediata del Partito Popolare Sudtirolese.
Con il tacito consenso dei presidi scolastici, della polizia e delle autorità amministrative, studenti adolescenti si ribellarono nuovamente a Bozen, marciando per la città gridando insulti alla popolazione di lingua tedesca. Portavano striscioni raffiguranti, ad esempio, una forca e chiedendo, tra le altre cose, la morte del Governatore del Südtirol, il Dott. Silvius Magnago. La polizia si limitò a proteggere la redazione del quotidiano „Dolomiten“ e il Partito Popolare Südtirolese, ma per il resto lasciò ai manifestanti piena libertà. Manifestazioni di giovani fascisti contro l’Austria si svolsero anche in altre località italiane, come Trento e Milano.
Le perquisizioni domiciliari e gli arresti di sudtirolesi di lingua tedesca continuarono. Tra gli oltre cento sudtirolesi fermati dalla polizia c’erano principalmente personalità di spicco del Partito Popolare Südtirolese, degli Schützen e dei Freiwilligen Feuerwehr (vigili del fuoco volontari), tra cui gli Schützenoffiziere Georg Klotz e Luis Amplatz, il presidente distrettuale del SVP Neuhauser e il Geschäftsführer Schützenbund Pardatscher.






