Un Libro al Mese: „La carezza della cometa“ – 5°

Il recupero di Sergio
Sergio era un uomo mite e nella vita aveva trovato il suo scopo nello studio, prima, e nella ricerca poi. Da anni trascorreva quasi tutto l’autunno all’osservatorio e ne era felice … Ora, in cima al mondo, cercava di dare un aiuto a quell’umanità residua, spaventata e disorientata … C’era una cosa che però non aveva considerato con attenzione: dopo due settimane le sue scorte si stavano esaurendo. Valutò la possibilità di scendere a valle e gli venne da ridere: non aveva attrezzatura adeguata, era assolutamente a digiuno di alpinismo e qualche decina di chili sovrappeso, soffriva di vertigini e, per non farsi mancare nulla, era cardiopatico … Pensò che tutto sommato potesse chiudere in bellezza: aveva distribuito parole di conforto e qualche buon consiglio, gli era riuscito perfino di facilitare la nascita di un gruppo che, ne era convinto, avrebbe avuto futuro. Ora sarebbe ricorso a quelle pillole che aveva messo da parte per evitare insopportabili momenti dolorosi.
Si sentì in dovere di avvisare Andrea per evitargli sensi di colpa e lo chiamò: „Ho cibo solo per oggi amico mio, poi mi farò un viaggio e starò zitto per sempre“ … „Sergio, ti veniamo a prendere. Siamo gente di montagna e siamo in grado di farti scendere. Tu aspettaci!»
Andrea informò il gruppo delle intenzioni di Sergio. Nessuno era disposto ad accettare che l’amico, artefice del loro incontro, concretizzasse ciò che aveva annunciato: «So che vorreste venire tutti ma è necessario avere dimestichezza con la montagna, chi ne ha?» «Io mi ritengo una discreta alpinista.» rispose Ornella; «Sono un uomo di montagna e sono forte.» Disse Marius. Ad Andrea bastava.
(…)
. Il sentiero si rivelò abbastanza semplice, solo gli ultimi cento metri pretendevano la ricerca di appigli e una certa attenzione negli appoggi ma senza presentare eccessive difficoltà . Sergio li aveva già intravisti, impegnati sul costone roccioso che portava al rifugio. Li guardava salire, stupito ed ammirato da quella agilità a lui sconosciuta. Li accolse con un sorriso e non risparmiò gli abbracci … Finiti abbracci e facezie varie, fecero indossare a Sergio l’abbigliamento tecnico che avevano portato, poi spensero la radio, chiusero il laboratorio e si avviarono: Ornella davanti, Andrea al fianco di Sergio e Marius come ultimo a fare sicurezza a tutti … Impiegarono più di un’ora per superare quei cento metri iniziali; l’ultima mezz’ora Marius ed Andrea dovettero sorreggerlo uno per parte poiché le gambe non lo reggevano più. Fu un’impresa faticosa ma ce la fecero.
La mattina dopo Sergio sembrava rinato: era ciarliero e impaziente di conoscere gli altri così, fatta una veloce colazione e caricati gli zaini, salirono in macchina e si accinsero al ritorno. Nel pomeriggio, salvo inconvenienti, sarebbero arrivati a casa.
Pronto intervento
Una mattina Mattia sentì alla radio una voce molto concitata e molto disturbata che sembrava appartenere a un bambino: 2Ciao, sono Hilde, ho bisogno di aiuto, il mio fratellino sta male e non so cosa fare.» (…)  Arrivarono in Val Martello prima di mezzogiorno e, seguite le precise indicazioni fornite da Hilde, individuarono velocemente la piccola villetta dove si trovavano i tre ragazzi: erano figli di due amiche: la mamma di Didier, atleta valdostana e l’altra, allenatrice sudtirolese, madre di Hilde e Lukas. I ragazzini si erano salvati perché, invece che restare in casa a giocare con la play come loro ordinato, si erano avventurati nelle gallerie di una vecchia miniera di argento. Fu Didier a trovarle alla piazzola di tiro: giacevano sdraiate a terra, la sua mamma con il fucile ancora tra le braccia e l’amica allenatrice accanto a lei, entrambe col viso rivolto al bersaglio (…)
Stefano ed Andrea erano sinceramente ammirati dalla forza d’animo dimostrata dalla ragazzina: era riuscita ad accantonare il dolore e le sue paure per occuparsi del fratellino e dell’amico ed aveva fatto un ottimo lavoro (…) Mentre il dottore aiutava i bimbi a fare i bagagli Andrea si fece accompagnare alla trasmittente usata per contattarli. Negli uffici non c’era più energia elettrica e dovette ricorrere al piccolo generatore che tenevano sempre sulla Jeep. Hilde ringraziò la fortuna avuta che la rete avesse cessato di funzionare dopo averle permesso di chiedere aiuto. Avvisati gli amici che sarebbero arrivati per cena tornò a prendere Stefano e i bambini e partirono.
Caffè sulla terrazza
Il pomeriggio era tiepido, il caffè preparato da Sara lasciava nell’aria il suo invitante profumo. Il cielo azzurro e sgombro di nubi faceva risaltare il profilo dei monti già bianchi di neve. La terrazza sembrava quella di un albergo in tempo di vacanze: tavolini occupati da persone intente a chiacchierare, fumo di sigaretta e occhiali da sole a riparare gli occhi e a nascondere gli sguardi. Tutto sembrava meravigliosamente normale… fino al momento in cui Andrea si rivolse a Stefano:
«Scusa Stefano, volevo sapere cosa pensi sulle cause dell’apocalisse.» Il dottore si tolse gli occhiali e rimase qualche istante pensieroso. «Di sicuro tutti i morti che ho visto non hanno avuto neanche il tempo di capire cosa stesse succedendo. A tutti si è fermato il cuore ma è evidente che il primo a spegnersi è stato il cervello. Non credo esista un’arma con effetti tanto diffusi ed immediati quindi non mi sembra possibile sia opera dell’uomo. Il sole sarebbe in grado di farci uno scherzo simile emettendo una qualche radiazione letale che in soli otto minuti raggiungerebbe la terra avvolgendola totalmente in una frazione di secondo. Se la nostra stella fosse invece innocente questa onda potrebbe provenire dallo spazio ed avere lo stesso risultato“
(…)
Andrea aveva ancora una domanda per il dottore: «Cos’è che dobbiamo temere nell’immediato futuro?» Il dottore ci pensò solo un attimo poi rispose: «Un’epidemia o un’intossicazione da cibo coinvolgerebbe tutto il gruppo con effetti disastrosi. Poi ci sono cose indipendenti da noi alle quali dobbiamo prestare attenzione: incendi, crolli dovuti a troppa neve e ancora branchi di lupi o cani ed anche persone che potrebbero non avere il buon senso che abbiamo noi … Mi preoccupa essere l’unico dottore e anche vecchio… Dovrò fare scuola perché qualcuno, prima o poi, dovrà sostituirmi.»
Si fermò pensieroso poi concluse:
«Siamo un bel gruppo, dovremo aumentare di numero ed organizzarci ma ho la sensazione che avremo molto tempo per farlo. Finora non abbiamo commesso errori. Forse non è solo il caso che ci ha fatto conoscere e questa affinità tra noi, comunque sia, rende il percorso più facile, spesso piacevole, e il futuro in cui confidiamo più che un’ipotesi. Per oggi però, basta domande. É una meravigliosa giornata, lasciamo che gli occhi si perdano in questi colori e godiamoci, per quanto possibile, questo giorno di quiete.»
Verdi pascoli
Nicola trascorreva molto tempo a casa di Sara. Le dava aiuto cercando di evitarle i lavori più pesanti e il rimanente tempo libero, tanto, lo passava leggendo e studiando. Sara lo esortava a leggere ad alta voce e talvolta interrompeva ciò che stava facendo per sedersi, attenta, vicino a Nicola. Ogni tanto commentavano o ridevano e qualche volta si commuovevano per storie che ora apparivano tanto lontane dal loro presente.
Una sera, a fine cena, Sara disse a Nicola: «Domani andiamo in gita. Saliamo ai pascoli a vedere se c’è qualche mucca ancora viva». La mattina dopo partirono. Avevano caricato due secchi di plastica e due bidoncini di acciaio per il latte, alcune corde e il fucile da caccia che, a detta di Sara, sarebbe potuto servire. Giunsero alle malghe in meno di un’ora. Il posto era splendido: le basse costruzioni giacevano al centro di un’ampia vallata, coperta da verdi pascoli delimitati da boschi di abeti che confinavano, in alto, con l’azzurro del cielo. Le carcasse dei bovini sparse nei prati corrompevano tanta bellezza.
Udirono dei muggiti provenire dal portone aperto del lungo edificio. Quasi a metà trovarono la povera bestia stravolta dal dolore: le sue mammelle erano gonfie che sembravano scoppiare. Sara girò uno dei secchi e ci si sedette sopra poi posizionò l’altro in modo da poter cominciare la mungitura. «Il metodo non sarà cambiato da quando ero ragazzina ma tu dovrai avere pazienza, bella mia.» Dietro la malga Nicola notò un movimento e scorse un vitello intento a nutrirsi. Fece passare la corda attorno alla testa del docile animale che lo seguì senza alcuna resistenza.
(…)
A un tratto Sara trasalì e indicò col dito il crinale alla loro destra: due persone stavano salendo verso la cima. «Spara un colpo presto!» I due si fermarono immediatamente mentre loro urlarono e si sbracciarono … L’incontro fu denso di emozione, le parole stentavano ad uscire ma gli abbracci e gli sguardi chiarivano i sentimenti di tutti più di qualsiasi discorso. Ornella spiegò che stavano salendo in cima per tentare un contatto radio con altre persone. Sara suggerì di ritrovarsi, finito ciò che avevano da fare, al ristorante verso valle, avrebbe preparato qualcosa così da pranzare assieme e scambiare quelle chiacchiere che tutti avevano voglia di fare. Si fermò un attimo e aggiunse rivolgendosi a Stefano: «Credo sia meglio se lasciamo siano i giovani a salire, che ne diresti di aiutarmi a cucinare?» (…)
I due ragazzi ci misero più di un’ora ad arrivare in cima. «Ora proviamo.» Disse Ornella accendendo la ricetrasmittente. «Qua Ornella, mi senti Andrea? Passo.» La risposta fu immediata: «Ti sento forte e chiaro Ornella! Passo.» «Noi ora siamo in quattro. Salendo abbiamo incontrato Sara e Nicola e ora sentiamo voi, è un gran giorno! Passo.» «Anche noi abbiamo una novità , si è aggiunto Mattia… „
Durante il pranzo Ornella li aggiornò su ciò che si erano detti con Andrea. «Se quando hai sentito Sergio poche sere fa mi hai detto che si è aperta una porta sul futuro credo che oggi si sia spalancato un portone!» disse Stefano. Ornella volle lasciare una ricetrasmittente a Nicola. Si salutarono con un abbraccio e con il proposito di rivedersi il prima possibile, poi ognuno prese la strada verso casa, alcuni in macchina ed altri a piedi in compagnia dei bovini.
„La carezza della cometa“ è un libro che sorprende e commuove. Giuseppe Salemi (NdR: padre siciliano e madre di Mori) racconta la fine del mondo non come uno scenario di distruzione, ma come un punto di partenza: un’occasione per riscoprire cosa significa essere umani.
L’ambientazione sull’arco alpino, descritta con realismo e poesia, diventa lo specchio perfetto della fragilità e della forza dei suoi protagonisti, superstiti in un mondo svuotato ma ancora capace di speranza. La scrittura è limpida, intensa, e riesce a fondere tensione narrativa e introspezione con naturalezza. Non ci sono eroi, ma persone vere, con paure, dolori e desideri che ci appartengono.
È un romanzo che parla di comunità , di solidarietà , di rinascita. E ci ricorda che anche nel silenzio della distruzione può brillare una scintilla di bellezza, quella che l’autore chiama, con dolcezza e potenza, la carezza della cometa.
(…)
La bella recensione di Cristiana Pezzotti dice davvero tutto su questo libro, che „lascia il segno e fa riflettere a lungo dopo l’ultima pagina„. Se a questo aggiungiamo il fatto che il racconto è ambientato proprio qui, fra le nostre montagne, i nostri paesi, le nostre città , ai nostri lettori non resta altro da fare che scoprirlo per intero.
„La carezza della cometa“ può essere acquistato online, anche in formato eBook.






