Dame damént (2)

I dialetti hanno sempre opposto resistenza all’affermazione della lingua unica e in moltissimi casi restano preferibili alla lingua ufficiale soprattutto nei contesti di scambio domestico e popolare, quelli cioè meno formali, più familiari, caratterizzati da più emozioni, da maggiori coloriture espressive, agganciati maggiormente alla realtà di vita locale. Vale la pena esplorare il pianeta dialettale e i suoi satelliti, riscoprire parole dimenticate, ormai poco usate o conservate nella sfera familiare… alla scoperta di un’identità che rischia di essere mutata perdendone la sostanza… Le parole talvolta riaffiorano nei ricordi… e sono proprio loro, i flashback, la Heimat che spesso li riporta a galla e pensandoci bene, i pensieri, soprattutto le rievocazioni del passato, mentalmente si rivelano sempre nella lingua familiare… è in quella lingua che si pensa, sempre che sia la lingua della nostra infanzia, la lingua usata in famiglia e con gli amici per parlare di calcio, di musica, di avventure… anche a scuola, durante la ricreazione, dopo ore trascorse a parlare in lingua italiana, én ponta, direbbe un trentino doc, tra interrogazioni e disquisizioni storiche, scientifiche, artistiche e letterarie, all’uscita di scuola dunque, si riprende a parlare in dialetto….
Evocando i ricordi, la scorsa settimana, si è usata una frase piuttosto suggestiva… al dé la de l’àdes cól calt che l’è… che pronunciata così potrebbe sembrare arabo… ma tradotto in lingua italiana è “al di là del fiume Adige, con questo caldo” … “jenseits der Etsch, bei dieser Hitze”, in lingua tedesca. Al di là dell’Adige in questo caso si riferisce semplicemente ad uno dei quartieri più vecchi di Trento, Piedicastello, un quartiere quasi esclusivo, con peculiarità e caratteristiche proprie, ricco di storia e aneddoti, ai piedi del Doss Trent, il piccolo colle, il rilievo, il dosso appunto, che sovrasta la città, meta tipica di chi voleva trascorrere pomeriggi ludici e tranquilli senza andar troppo lontani da casa… si sono usate parole forse ormai desuete, anche se il dialetto non è mai desueto, semmai alcune parole non sono più usate… o usate raramente… come “biót”, ad esempio… un termine espressivo molto legato alla parlata dialettale trentina… “biót”, da solo… o, anche, senza niente, come ad esempio pan biót… ma βa màgnet, pam biót? Mangi pane senza companatico? …
Riferito al Doss Trent, invece, nà volta l’era biót, nel senso che prima, lì sopra non si era edificato nulla… poi hanno edificato quel mausoleo dedicato a Cesare Battisti trasformato dal fascismo da traditore in martire eroe… poi altre parole come “àgola” ad esempio… na volta ghèra n’àgola… che la sgolava su e zo, fin su én Sardagna, magari la strangoβava de ciapàr l’ors… c’era un’aquila che compieva ampi voli, saliva e planava, sorvolava Sardagna dove in una fossa gironzolavano gli orsi, attrazione per chi la domenica saliva in funivia e prima di arrivare a Candriai per l’abituale pic-nic festivo, si fermava a salutarli regalando caramelle, formaggini, mele…
“Strangoβar” è uno di quei termini onomatopeici, riproducono o evocano un suono o una espressione reale: strangoβar, esprime proprio desiderare famelicamente. “Àgola”, oggi si usa raramente come “sgolàr”, volare… Él tèmp él sgóla… il tempo vola, fugge, sia nell’acqua (panta rei), o sulla terra (carpe diem), anche nell’aria.… Él tèmp él sgóla, anche questa espressione si sente ormai raramente. (continua)






