„Antichi metallurghi delle Valli del Leno”

Nei giorni scorsi sono stati presentatial pubblico presente nell’Auditorium di Moscheri, a Trambileno, i primi risultati degli scavi archeologici, condotti nel giugno 2025 in località Val dei Lombardi. La già nutrita mappa dei siti fusori pre-protostorici – oltre 200 su tutto il territorio provinciale – si è ampliata con una nuova area di indagine, finora poco esplorata. Si tratta dei territori dei Comuni di Trambileno, Vallarsa e Terragnolo, interessati dal progetto „Antichi metallurghi delle Valli del Leno”.
Il progetto vede la collaborazione e la partecipazione, oltre alla Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, della Fondazione Museo Civico di Rovereto, del MUSE, dell’Università di Verona – Dipartimento Culture e Civiltà, che da tempo conduce indagini sul popolamento antico della montagna veronese e vicentina al confine con la Provincia di Trento e dell’Università di Padova – Dipartimento di Geoscienze, dove sono attivi progetti di eccellenza sulla metallurgia pre-protostorica e sull’impatto ambientale delle antiche attività minerarie. Il progetto interessa il territorio delle Valli del Leno, nei Comuni di Trambileno, Terragnolo e Vallarsa, una zona finora poco indagata, caratterizzata dalla presenza di testimonianze di metallurgia pre-protostorica.
A partire dagli ultimi secoli dell’età del Rame (ca. 2500 a.C.) ma soprattutto nelle fasi avanzate dell’età del Bronzo (ca. 1450 – 1000 a.C.) sul versante meridionale delle Alpi centro-orientali le attività minerarie legate allo sfruttamento dei giacimenti di rame ebbero uno sviluppo straordinario, come documentano le oltre 200 officine riconosciute in Valsugana e negli altopiani di Lavarone-Luserna.
Obiettivi principali del progetto sono il rilevamento e l’indagine sulle testimonianze archeologiche, o ricavabili dalla documentazione storica, delle attività metallurgiche preistoriche e storiche o comunque connesse allo sfruttamento del bosco, come ad esempio la realizzazione di carbonaie e l’espansione del prato-pascolo, e l’individuazione dell’origine dei minerali metalliferi lavorati in zona, dal momento che qui non sono documentati giacimenti.
Tra 2024 e 2025 sono state completate la raccolta documentaria e le ricognizioni di superficie e si sono tenuti i primi incontri di informazione al pubblico. Gli scavi hanno permesso di portare alla luce i resti di un’officina metallurgica dedicata all’estrazione del rame, presumibilmente di età protostorica: un forno, altri impianti per la lavorazione e un’area di dispersione di diversi tipi di scorie, derivate dal processamento dei solfuri (minerali) di rame. Attualmente sono in corso gli studi sulle strutture e sui materiali rinvenuti, in particolare le numerose scorie di lavorazione. Le analisi forniranno notizie sulle modalità di lavorazione e sulla provenienza del minerale che, assente nell’areale in esame, potrebbe venire dai giacimenti della Valsugana e della Val dei Mocheni, già sfruttati all’epoca, ma anche dal meno indagato – e più vicino – distretto archeo-minerario di Schio-Recoaro.






