Briciole di Memoria: Pietro, „rifugiato“ in Italia

Il Foglio Annunzi Legali inizia le sue pubblicazioni il 10 maggio 1919 quale supplemento al Bollettino Ufficiale del Governatorato di Trento, che dal settembre dello stesso anno diventa il Commissariato Generale per la Venezia Tridentina.
Oltre a editti e pubblicazioni ufficiali, sul FAL appaiono anche le informative sull’avviamento e sulla conclusione delle procedure di dichiarazione di morte: si tratta per la quasi totalità dei casi, di soldati dispersi sui vari scenari della guerra: dalla Galizia ai Balcani, dalla Romania al nostro fronte, quello tirolese. Le notizie pubblicate sono spesso scarne, talvolta invece – incrociandole con quelle contenute nei registri parrocchiali, in quelli dei curati da campo, nelle liste delle perdite oppure nell’Ehrenbuch – permettono di ricostruire quasi completamente “piccole storie” di morte e disperazione, minuscoli tasselli personali e familiari della grande tragedia collettiva che si abbattè sulla nostra Terra e su tutta l’Europa.
Ne raccontiamo qualcuna, con l’intento di contribuire, nel nostro piccolo, ad accendere qualche “lume di candela” sul nostro passato e sulla nostra storia. Oggi narriamo quella di Pietro Frisinghelli di Lenzima, classe 1840
Della vita di Pietro Frisinghelli sappiamo molto poco: nelle nostre ricerche d’archivio non abbiamo trovato corrispondenze con i dati del Foglio Annunzi Legali. Ma vogliamo ugualmente raccontare questa storia che parla di distacco, di abbandono, di solitudine, che parla soprattutto di ingiustizia…
Pietro nasce a Lenzima nel 1840. Quando il Regno d’Italia ci dichiara guerra, ha 75 anni: è un vecchio, per l’epoca quasi un Matusalemme; dovrebbe passare le giornate a raccontare storie ai bambini di famiglie, fumando la pipa seduto su una sedia di paglia sotto il volto, o sulla panca più vicina al focolare.
Invece, in quel maggio maledetto, anche lui deve prendere e partire. Come tutti gli abitanti di Lenzima, di Mori, di tutti i paesi che sorgono su quella che da un giorno all’altro è diventata la linea del fronte, Pietro ha poche ore per mettere insieme quattro vestiti, per nascondere alla meglio i paiuoli di rame e la zangola, per infilare un pezzo di pane, un altro di formaggio e un po‘ di farina da polenta in un fagotto, per correre a prendere il trento verso… chissà dove.
Il treno di Pietro è diretto in Italia, più precisamente in Piemonte. Li, alla bell’e meglio, vengono sistemati anche i profughi che l’Impero non è riuscito ad evacuare prima, portandoli nelle città di legno come quella Mitterndorf o le altre in Boemia. Il viaggio è lungo e difficile per tutti, figurarsi per un uomo di settantacinque anni.
Pietro arriva infine a destinazione: Isola d’Asti è un paesone fra le colline del Monferrato, che un pochino ricorda casa, fra colline e vigneti. Ma anche quella piccola sensazione di essere in un mondo in qualche maniera noto, non dura tanto. Pietro si ammala: il lungo viaggio, gli strapazzi della misera vita da profugo, la fame, la nostalgia… tutto questo lo piega, lo spezza. Viene ricoverato in ospedale poco tempo dopo il suo arrivo. E di lui non si sa più nulla…
Dal Foglio Annunzi Legali
Nell’edizione del Foglio Annunzi Legali pubblicata il giorno 29 aprile 1922, appare l’annuncio dell’avviamento della procedura allo scopo della “dichiarazione di morte di Frisinghelli Pietro fu Gio Batta, nato ai 16.3.1840 e dimorante in Mori nell’anno 1915, all’epoca dell’evacuazione si rifugiò in Italia ed in seguito veniva accolto nell’ospedale di Isola d’Asti ancora nell’anno 1915. Da quell’epoca mancano notizie di lui.
(…)
viene avviata dietro istanza di Abramo Frisinghelli e Consorti la procedura allo scopo della dichiarazione di morte della suddetta persona mancante.“






