von mas 17.01.2026 18:30 Uhr

Un Libro al Mese: „La carezza della cometa – 3°“

Una catastrofe si abbatte sulla Terra e in pochi istanti spazza via la vita dal pianeta. Ma non completamente: fra le nostre montagne, un gruppo di superstiti cerca il modo di sopravvivere. Per farlo, deve riscoprire saperi antichi ma soprattutto comprendere il significato più profondo della parola „comunità“.  Ecco oggi il terzo estratto dal libro  „La carezza della cometa“ di Giuseppe Salemi: „Mattia era un ragazzino sveglio ma questa cosa era troppo grande per lui. Pensò che quando c’era un adulto a dirgli quello che poteva o non poteva fare era tutto più facile:  ora aveva solo una gran confusione in testa“

Piccole Impronte

Mattia si spaventò tantissimo quando sua mamma si accasciò sul pavimento. Uscì di casa piangendo e chiamando aiuto ma nessuno venne a soccorrerlo: le poche persone che vedeva erano tutte a terra, immobili come la mamma. Non sapeva cosa stesse accadendo né tantomeno cosa fare. Era un ragazzino sveglio ma questa cosa era incomprensibile e troppo grande per lui. Doveva chiamare papà, lui gli avrebbe detto cosa fare. Ma papà non rispondeva (…)

Fu una giornata straziante per il piccolo: rimase accanto alla madre tutto il pomeriggio. Con fatica trascinò il corpo della mamma nella camera matrimoniale. Provò ad alzarla per metterla sul letto ma non ci riuscì. La lasciò sul pavimento e la coprì con la coperta non per risparmiarle il freddo ma per non vederla.

Ora fuori era notte e i suoi timori di bambino si ingigantivano col buio. Chiuse a chiave la porta d’ingresso e si rannicchiò sul divano. Pianse ancora, poi prese la coperta dal suo letto, si coprì anche la testa e, spossato dalla paura e dalla tensione si addormentò. La mattina dopo si svegliò tardi, il sole batteva già sulla finestra. Si alzò dal divano con la speranza di aver fatto solo un brutto sogno. Purtroppo non era così  (…) 

Pensò che quando c’era un adulto a dirgli quello che poteva o non poteva fare era tutto più facile:  ora aveva solo una gran confusione in testa. Passando davanti al negozio della cooperativa decise di farsi coraggio e di entrare per prendersi qualcosa di buono da mangiare. Con una certa fretta infilò nella borsa delle buste di salumi e del pane che, nonostante fosse del giorno prima era ancora morbido e scappò via.

 

 

Chiara ed Andrea si alzarono quasi assieme. Decisero di far visita al minimarket che avevano visto nella piazza del paese: la dispensa quasi vuota dell’albergo necessitava di essere rifornita con un po’ di tutto. All’interno del piccolo market, fra gli scaffali pieni di merce, giacevano sparsi alcuni corpi, visione purtroppo ormai consueta. Sul pavimento erano visibili delle impronte fangose:  qualcuno, probabilmente un ragazzino, le aveva lasciate da poco  …

Ovvio lo stupore di entrambi come ovvio fu l’immediato pensiero, comune, che sarebbe stata cosa buona rintracciare al più presto chi aveva lasciato quelle impronte. Chiara suggerì una finta indifferenza perché era sicura che, chiunque fosse, li aveva sentiti arrivare in paese o aveva notato le luci accese nel villino e che, quindi, avrebbe spiato i loro movimenti. Andrea suggerì di far uscire musica ad alto volume dalle finestre per attirare l’attenzione (…)

Chiara accese lo stereo,  lo fece partire alzando il volume al massimo poi uscì nel giardino e improvvisò dei passi di danza. Era sicura che la musica e il suo movimento dolce avrebbero avuto un effetto tranquillizzante sul bambino o bambina che stavano cercando di catturare.

Il sole era già alto in cielo quando Mattia fu svegliato dalla musica. Ancora assonnato si infilò le scarpe e uscì incuriosito … Spostò due rami fitti di foglie e fatto un passo avanti fu un tutt’uno con la siepe. Quello che vide gli fece battere forte il cuore: una ragazza danzava leggera sull’erba, pensò che fosse la prima cosa bella che vedeva dopo tanto tempo. Ebbe un sussulto quando sentì una voce dietro di lui dire tranquillamente: «La mangeresti una pastasciutta con noi?»  Non aveva scampo, si era messo in trappola da solo e si arrese. Uscì dalla siepe con timore ma vide che l’uomo sorrideva e non gli sembrava assolutamente minaccioso,

(…)

Sarebbe stata un’ottima distrazione per tutti e tre se avessero provato a contattare Sergio. L’ora non era forse la migliore ma valeva la pena tentare almeno per rompere quella cortina di tristezza che si era creata. Accesa la ricetrasmittente e sintonizzata sulla consueta frequenza, mise le cuffie sulle orecchie di Mattia e gli insegnò come attivare il microfono e quali parole dire.

«CQ, CQ, qua Mattia, mi senti Sergio? Passo.» «Affermativo, ti sento forte e chiaro Mattia, come stai? Dove sei? Passo.»
La voce di Sergio irruppe nelle cuffie e il viso del bambino si illuminò in un sorriso di meraviglia. Andrea si fece dare il microfono con la promessa che poi lo avrebbe fatto parlare ancora. «Ciao Sergio, è un piacere risentirti. Passo.»  «Ciao Andrea, che sorpresa il ragazzino!!!“

Si aggiornarono sulle novità. Sergio raccontò del contatto nel basso Trentino e, frenando l’impeto di Andrea che sarebbe partito subito per incontrarli, gli spiegò le modalità di contatto che aveva anticipato ad Ornella

Verdi pascoli

Nicola trascorreva molto tempo a casa di Sara. Le dava aiuto cercando di evitarle i lavori più pesanti e il rimanente tempo libero, tanto, lo passava leggendo e studiando. Sara lo esortava a leggere ad alta voce e talvolta interrompeva ciò che stava facendo per sedersi, attenta, vicino a Nicola. Ogni tanto commentavano o ridevano e qualche volta si commuovevano per storie che ora apparivano tanto lontane dal loro presente.

Una sera, a fine cena, Sara disse a Nicola: «Domani andiamo in gita. Saliamo ai pascoli a vedere se c’è qualche mucca ancora viva». La mattina dopo partirono. Avevano caricato due secchi di plastica e due bidoncini di acciaio per il latte, alcune corde e il fucile da caccia che, a detta di Sara, sarebbe potuto servire. Giunsero alle malghe in meno di un’ora. Il posto era splendido: le basse costruzioni giacevano al centro di un’ampia vallata, coperta da verdi pascoli delimitati da boschi di abeti che confinavano, in alto, con l’azzurro del cielo. Le carcasse dei bovini sparse nei prati corrompevano tanta bellezza.

Udirono dei muggiti provenire dal portone aperto del lungo edificio.  Quasi a metà trovarono la povera bestia stravolta dal dolore: le sue mammelle erano gonfie che sembravano scoppiare. Sara girò uno dei secchi e ci si sedette sopra poi posizionò l’altro in modo da poter cominciare la mungitura. «Il metodo non sarà cambiato da quando ero ragazzina ma tu dovrai avere pazienza, bella mia.»  Dietro la malga Nicola notò un movimento e  scorse un vitello intento a nutrirsi. Fece passare la corda attorno alla testa del docile animale che lo seguì senza alcuna resistenza.

(…)

A un tratto Sara trasalì e indicò col dito il crinale alla loro destra: due persone stavano salendo verso la cima. «Spara un colpo presto!» I due si fermarono immediatamente mentre loro urlarono e si sbracciarono … L’incontro fu denso di emozione, le parole stentavano ad uscire ma gli abbracci e gli sguardi chiarivano i sentimenti di tutti più di qualsiasi discorso. Ornella spiegò che stavano salendo in cima per tentare un contatto radio con altre persone. Sara suggerì di ritrovarsi, finito ciò che avevano da fare, al ristorante verso valle, avrebbe preparato qualcosa così da pranzare assieme e scambiare quelle chiacchiere che tutti avevano voglia di fare. Si fermò un attimo e aggiunse rivolgendosi a Stefano: «Credo sia meglio se lasciamo siano i giovani a salire, che ne diresti di aiutarmi a cucinare?»  (…)

I due ragazzi ci misero più di un’ora ad arrivare in cima. «Ora proviamo.» Disse Ornella accendendo la ricetrasmittente. «Qua Ornella, mi senti Andrea? Passo.» La risposta fu immediata: «Ti sento forte e chiaro Ornella! Passo.» «Noi ora siamo in quattro. Salendo abbiamo incontrato Sara e Nicola e ora sentiamo voi, è un gran giorno! Passo.» «Anche noi abbiamo una novità, si è aggiunto Mattia… „

Durante il pranzo Ornella li aggiornò su ciò che si erano detti con Andrea. «Se quando hai sentito Sergio poche sere fa mi hai detto che si è aperta una porta sul futuro credo che oggi si sia spalancato un portone!» disse Stefano. Ornella volle lasciare una ricetrasmittente a Nicola. Si salutarono con un abbraccio e con il proposito di rivedersi il prima possibile, poi ognuno prese la strada verso casa, alcuni in macchina ed altri a piedi in compagnia dei bovini.

„La carezza della cometa“ è un libro che sorprende e commuove. Giuseppe Salemi  (NdR: padre siciliano e madre di Mori) racconta la fine del mondo non come uno scenario di distruzione, ma come un punto di partenza: un’occasione per riscoprire cosa significa essere umani.

L’ambientazione sull’arco alpino, descritta con realismo e poesia, diventa lo specchio perfetto della fragilità e della forza dei suoi protagonisti, superstiti in un mondo svuotato ma ancora capace di speranza.  La scrittura è limpida, intensa, e riesce a fondere tensione narrativa e introspezione con naturalezza. Non ci sono eroi, ma persone vere, con paure, dolori e desideri che ci appartengono.

È un romanzo che parla di comunità, di solidarietà, di rinascita. E ci ricorda che anche nel silenzio della distruzione può brillare una scintilla di bellezza, quella che l’autore chiama, con dolcezza e potenza, la carezza della cometa.

(…)

La bella recensione di Cristiana Pezzotti dice davvero tutto su questo libro, chelascia il segno e fa riflettere a lungo dopo l’ultima pagina„.  Se a questo aggiungiamo il fatto che  il racconto è ambientato proprio qui, fra le nostre montagne, i nostri paesi, le nostre città, ai nostri lettori non  resta altro da fare che scoprirlo per intero.

„La carezza della cometa“ può essere acquistato online, anche in formato eBook.

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