Dalla cronaca sudtirolese. 16 gennaio 1963. Quando le leggi fasciste non si volevano abolire.

La legge fascista rimane in vigore. La mancata esposizione di insegne italiane è una punizione. Secondo il quotidiano „Alto Adige“, il Tribunale Distrettuale di Brixen ha emesso una sentenza significativa. Una donna sudtirolese era stata incriminata per aver esposto nel suo negozio solo insegne tedesche e non anche italiane. Si trattava di un reato punibile ai sensi dell’articolo 18 della legge di attuazione della Legge di Pubblica Sicurezza del 6 maggio 1940. Questa legge fascista imponeva l’uso dell’italiano sulle insegne dei negozi e su insegne simili. Il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri dell’11 agosto 1959, n. 200/5208/3.3, aveva abrogato questa legge fascista.
Nei negoziati con l’Austria, l’Italia aveva citato questo decreto come esempio della generosità con cui l’Italia aveva attuato l’Accordo di Parigi del 1946. La donna sudtirolese aveva invocato il decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri e una corrispondente sentenza del Tribunale Distrettuale di Merano del 15 settembre 1959 (vedi qui). Il Tribunale Distrettuale di Brixen assolse la donna perché non era consapevole della natura criminale delle sue azioni, ma sostenne nella sua sentenza che l’omissione delle iscrizioni italiane era un reato punibile perché la legge del 1940 non poteva essere abrogata con un semplice decreto.
Il Procuratore Capo di Trento, Dott. Agostini, ha depositato presso la Sezione Investigativa della Corte d’Appello di Trento undici agenti di polizia per maltrattamenti ai danni di prigionieri sudtirolesi: il Sottotenente Luigi Vilardo, ex comandante della stazione Carabinieri di Eppan; il Sottotenente Vittorio Rotellini, ex comandante della stazione Carabinieri di Neumarkt; I vice brigadieri Luigi D’Andrea, Giovanni De Montis e Rodolfo Schgör; e i carabinieri Biagio Armao, Giovanni Marras, Angelo Pasquali, Giovanni Lagnese, Giuseppe Grendene e Amanzio Pozzer.
Il dott. Agostini ha inoltre sporto denuncia contro altri dieci carabinieri, anch’essi accusati di maltrattamenti ai danni di detenuti. Agostini ha spiegato l’archiviazione del procedimento „perché non hanno commesso il reato o la denuncia è stata presentata troppo tardi„. „Pertanto, in particolare, i capitani, tra cui il famigerato capitano De Rosa dei carabinieri di Merano, non saranno perseguiti„.






