von fpm 14.01.2026 13:30 Uhr

1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (12)

Nell‘ambito delle rivolte contadine che interessano tutta l‘Europa centrale, va ricordata quella del 1525-26, la “guerra dei contadini” guidata da Michael Gaismayr.

Elab grafica Flavio Pedrotti Moser

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese.  Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo.  L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.

Almeno la metà dei proventi delle miniere del Perginese spettava al conte del Tirolo il quale aveva nel capitano del castello il suo rappresentante e il capitano aveva nel costenaro l’esattore di quanto le miniere dovevano al conte. I tumulti di Pergine, il cambio del costenaro, il nuovo capitano portarono necessariamente confusione anche nell’amministrazione del castello. Di qui la richiesta del capitano ai commissari di poter avere a Pergine il Cleser per venire a capo dei conti relativi alle entrate delle miniere. E poiché il capitano era Giorgio Firmian e si trattava degli interessi del serenissimo principe, i commissari arciducali non ebbero difficoltà a permettere all’ex costenaro di andare a Pergine con un salvacondotto.

All’inizio della ribellione dei contadini tirolesi della primavera 1525 contro il clero e il conte del Tirolo, nel Perginese si sparse la voce che truppe venete erano in movimento verso la Valsugana per portarsi nel Tirolo. Forse era solo una voce messa in giro per spaventare i contadini tirolesi, tuttavia, a scopo precauzionale, sia in conformità alle nuove idee dell’elezione di un capitano popolare, sia perché il posto di capitano del castello era vacante, i perginesi credettero opportuno e necessario scegliere una persona capace di organizzare un’eventuale difesa contro gli ipotetici aggressori.

Sebbene la gente delle gastaldie esteriori e quella del borgo di Pergine fossero in contrasto su tante cose, in quell’occasione sia i contadini come i borghigiani scelsero all’unanimità Francesco Piloni in quanto tutti lo ritenevano la persona più capace in quel momento e in quella situazione: era una persona istruita come notaio, era un uomo del castello e con la sua onestà e comprensione aveva sempre ispirato fiducia.  (continua)

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