La storia del Südtirol nella letteratura (14)

Nel saggio Storiografia e letteratura: parallelismi, differenze e scambi di ruoli, pubblicato nel volume a cura di Alessandro Costazza / Carlo Romeo, Storia e narrazione in Südtirol, Edizioni alphabeta, Merano 2017, vi sono spunti e considerazioni utili ed interessanti all’esplorazione di un percorso talvolta poco perlustrato. La letteratura si confronta con i punti più oscuri della storia ufficiale, cercando non tanto di offrire delle risposte, quanto piuttosto di porre delle domande, di insinuare dei dubbi. E proprio il fatto che la sua libertà non sia assoluta, perché i fatti storici costituiscono in un certo senso dei “paletti”, a cui la letteratura deve attenersi, costituisce per gli autori non solo un “ancoraggio” alla realtà delle storie narrate, bensì soprattutto una sfida e uno stimolo. Vale quindi la pena di mostrare almeno alcune delle strategie narrative messe in atto in alcune delle più importanti opere letterarie a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso che hanno per oggetto la storia del Südtirol
La rapida rassegna delle opere letterarie che, dalla fine della Seconda guerra mondiale, si sono confrontate con la storia del Südtirol, mostra con chiarezza come i nuclei tematici principali siano legati soprattutto al periodo dell’occupazione fascista e nazista, con particolare attenzione alle Opzioni, nonché alla stagione degli attentati dinamitardi dei primi anni Sessanta. Questo insieme relativamente circoscritto di eventi viene però esplorato attraverso una pluralità di prospettive, spesso non convenzionali, e mediato da strategie narrative differenti. Tali scelte formali risultano imprescindibili per comprendere l’interpretazione della storia sudtirolese proposta da queste opere: se da un lato esse rendono il messaggio più complesso e ambiguo, dall’altro aprono nuovi orizzonti interpretativi e favoriscono forme inedite di conoscenza.
Sotto il profilo formale, alcune rappresentazioni si avvicinano, seppur con modalità diverse, al modello biografico o autobiografico (Gatterer, Tumler, Zoderer, Lilli Gruber), mentre la maggior parte delle opere analizzate adotta una struttura a doppia prospettiva narrativa (Mall, Melandri, Lilli Gruber), talvolta ulteriormente moltiplicata (Sabine Gruber). Solo in pochi casi si può individuare una chiara intenzione allegorica (Mumelter, Tumler), mentre risulta molto più diffuso l’uso del simbolismo, sia nei titoli sia in alcuni elementi narrativi (Mall, Melandri, Balzano). Quasi tutte le opere privilegiano inoltre una prospettiva microstorica, concentrandosi sulle vicende della gente comune, e condividono spesso uno sguardo “decentrato”, proveniente cioè da un punto di vista esterno al Südtirol, (Tumler, Zoderer, Melandri, Sabine Gruber). È proprio questa posizione laterale che consente di dare voce anche ai punti di vista degli “altri”, come quello di un funzionario fascista inviato in Südtirol, (Zoderer) o di un carabiniere calabrese mandato a contrastare il terrorismo (Melandri).
Va infine osservato come l’ironia sia scarsamente presente in queste rappresentazioni della storia sudtirolese: essa emerge come autentica strategia narrativa in una sola opera (Gatterer), mentre è del tutto assente nella forma di gioco autoreferenziale tipica del romanzo postmoderno, fatta eccezione per alcuni limitati elementi di autofinzione (Sabine Gruber). Sebbene alcuni testi integrino documenti storici, diari e lettere (Lilli Gruber), tra le opere considerate si riscontra un solo esempio almeno parziale di romanzo documentario (Romeo), mentre la non fiction risulta completamente assente.






