Briciole di Memoria: Amalia, una breve storia triste

Amalia Elisa Sartori nasce a Telve il 22 ottobre 1894. E‘ la prima dei 5 figli di Luigi e di Maria Bombardin: potrebbe essere la storia di una normale famiglia di contadini valsuganotti a cavallo del secolo. Ma non è così, che sul loro focolare le disgrazie sembrano cadere a secchiate, come la pioggia in un giorno d’autunno.
Dopo Amalia, nel febbraio del 1897 nasce Serafina. L’anno dopo, a novembre 1898, arriva Francesco Antonio, ma la sua vita sarà brevissima: muore a poco più di tre anni per una broncopolmonite. Nel 1900 nasce Teresa: non passa un anno, e la bronchite se la porta via. L’ultimo figlio della coppia vede la luce nel maggio del 1903: muore pochi istanti dopo la nascita, non fa in tempo nemmeno ad essere battezzato dalla levatrice e a ricevere un nome…
Ma la tempesta non è finita, perchè il destino continua ad accanirsi contro la piccola famiglia. Il 7 luglio 1904 la tubercolosi uccide Maria: la povera donna ha solo 35 anni. E Luigi la segue un anno e mezzo dopo: muore il 28 gennaio 1906, per un carcinoma faringeo.
In casa restano Amalia, che ha 12 anni, e Serafina, che ne non ne ancora compiuti 10: quest’ultima tre anni dopo viene adottata da una famiglia di Borgo Valsugana, quella di Angelo Valandro, e aggiungerà questo cognome al suo di nascita.
Amalia invece è già „grande“: quando la sorellina trova un’altra famiglia, lei ha 15 anni, ormai è una piccola donna. La perdiamo di vista per qualche tempo, ma la ritroviamo a Trento, negli anni della guerra. E‘ diventata infermiera, e vive al numero 9 di via Santa Croce, a pochi passi dal „vecchio ospedale“, quello che oggi è diventato il Centro Culturale Santa Chiara. La immaginiamo impegnata a curare i pochi civili rimasti, ma soprattutto dedicarsi ai soldati, ai tanti feriti di guerra che affollano le corsie degli ospedali militari Trento, diventata „città fortezza“ e „città ospedale“.
Ed è probabilmente proprio mentre si affanna fra un capezzale e l’altro, che Amalia si ammala. E‘ l’autunno del 1918, la guerra è ormai agli sgoccioli, già nell’aria ci sono bisbigli, voci, notizie che presto il conflitto finirà , che tornerò la pace, che la vita ricomincerà .
Invece, per Amalia, tutto finisce: si spegne all’ospedale di Trento poco dopo la mezzanotte del 21 ottobre 1918, per un edema polmonare causato da quella che il medico definisce „influenza“. Viene sepolta 36 ore dopo al Cimitero Maggiore di Trento, proprio nel giorno del suo ventiquattresimo compleanno.
Grazie a Giovanni Terranova, che nelle sue ricerche d’archivio ha trovato il „certificato di ispezione cadaverica“ di Amalia Sartori e lo ha messo a disposizione di UT24, dandoci così lo spunto iniziale per approfondire la sua storia e poterla raccontare ai nostri lettori.
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