Le “stelle” che illuminano l’inverno

Con l’arrivo di dicembre, puntuale come ogni anno, torna a far capolino nelle nostre case la regina indiscussa delle festività: la stella di Natale. Il suo nome botanico è Euphorbia pulcherrima, ma tutti la conosciamo per quelle brattee colorate, spesso confuse con petali, che sfoggiano tonalità intense dal rosso al bianco, passando per rosa, salmone e affascinanti effetti marmorizzati.
Oggi ne esistono centinaia di varietà, diverse per colore, forma delle foglie, velocità di crescita e resistenza alle principali malattie: un mondo ricchissimo che racconta quanto lavoro ci sia dietro una pianta così iconica.
Non tutti sanno che la coltivazione della stella di Natale è tutt’altro che semplice. Questa specie è a giorno corto: significa che il colore delle brattee si sviluppa quando le ore di luce iniziano naturalmente a diminuire. A questo si aggiungono esigenze climatiche piuttosto rigide: per crescere bene, la pianta ha bisogno di un ambiente stabile tra i 15 e i 20 °C, senza sbalzi improvvisi e con umidità controllata. Un equilibrio delicato, soprattutto nelle aziende agricole del nostro territorio, dove garantire queste condizioni durante i mesi più freddi richiede molta energia e costi di produzione elevati.
Una volta portata a casa, però, la stella di Natale non è affatto una pianta capricciosa: basta offrirle luce diffusa, temperatura costante e annaffiature moderate. E niente paura: il mito della sua tossicità è stato a lungo esagerato. Il lattice può irritare, ma non rappresenta un pericolo serio.
Nonostante queste sfide, ogni anno la stella di Natale continua a trasformare case, negozi e piazze in piccoli angoli luminosi. Una pianta che unisce tradizione, colore e un pizzico di scienza, portando calore nel cuore dell’inverno.






