La storia del Südtirol nella letteratura (13)

Nel saggio Storiografia e letteratura: parallelismi, differenze e scambi di ruoli, pubblicato nel volume a cura di Alessandro Costazza / Carlo Romeo, Storia e narrazione in Südtirol, Edizioni alphabeta, Merano 2017, vi sono spunti e considerazioni utili ed interessanti all’esplorazione di un percorso talvolta poco perlustrato. La letteratura si confronta con i punti più oscuri della storia ufficiale, cercando non tanto di offrire delle risposte, quanto piuttosto di porre delle domande, di insinuare dei dubbi. E proprio il fatto che la sua libertà non sia assoluta, perché i fatti storici costituiscono in un certo senso dei “paletti”, a cui la letteratura deve attenersi, costituisce per gli autori non solo un “ancoraggio” alla realtà delle storie narrate, bensì soprattutto una sfida e uno stimolo. Vale quindi la pena di mostrare almeno alcune delle strategie narrative messe in atto in alcune delle più importanti opere letterarie a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso che hanno per oggetto la storia del Südtirol.
Ich bleibe hier, (Resto qui) di Marco Balzano (2018) affronta la vicenda della realizzazione del Reschensee, che nel 1950 portò all’allagamento e alla cancellazione del paese di Graun im Vinschgau, del quale oggi rimane visibile soltanto il campanile che emerge dalle acque, divenuto nel tempo un’attrazione turistica. Questo evidente abuso compiuto dallo Stato italiano, a lungo rimosso non solo dalla popolazione di lingua tedesca del Südtirol, ma anche dalla classe politica e dalle stesse vittime, nel 2018 è tornato al centro dell’attenzione culturale anche grazie a un’opera musicale e multimediale e a un film documentario. Nel romanzo di Balzano tale evento viene narrato attraverso il punto di vista di Trina, una donna che si rivolge in forma di lettera alla figlia Marica, rapita dalla cognata e portata in Germania durante il periodo delle Opzioni. Trina ripercorre così la propria esistenza, dalla giovinezza fino agli anni Cinquanta, soffermandosi in particolare sulla dura opposizione condotta insieme al marito Erich contro la costruzione della diga.
Il rapimento della figlia rappresenta non soltanto la ferita insanabile da cui prende origine l’intera narrazione, ma assume anche un forte valore simbolico, fungendo da nesso tra le Opzioni e la successiva edificazione della diga con la conseguente distruzione del paese. La perdita di Marica allude, infatti, al fatto che non solo coloro che avevano lasciato la propria terra, la casa e le tradizioni, ma anche chi era rimasto aveva in quell’occasione perduto per sempre una parte essenziale di sé. Sia Erich sia Trina interpretano la costruzione della diga e la cancellazione di Graun im Vinschgau, come il risultato diretto del contesto storico e dell’ideologia fascista; in particolare Trina percepisce sé stessa e l’intera comunità come nuovamente poste davanti allo stesso dilemma del 1939, ovvero la scelta tra il restare e il partire.
Anche coloro che avevano deciso di rimanere in Südtirol, si trovarono, appena un decennio dopo, costretti ad abbandonare la propria casa e la propria terra. Il dolore causato dalla scomparsa della figlia durante le Opzioni si ripresenta dunque nella perdita del paese sommerso dalle acque del lago artificiale; tuttavia, mentre la prima tragedia aveva in qualche modo rafforzato il legame tra Trina ed Erich, fornendo loro la forza per resistere e lottare, la seconda sconfitta spezza definitivamente la capacità di resistenza di Erich, che morirà pochi anni più tardi.






