Festa dell’Epifania: un altro sguardo

Nella tradizione celtica e pagana, il periodo dell’Epifania era una festa di passaggio, un tempo di rivelazione e profezia, la morte dell’anno vecchio e la preparazione al nuovo. Una festa profondamente legata al femminile sacro e al ciclo naturale. Per i popoli celtici e nordici, il solstizio d’inverno (Yule) segnava la rinascita simbolica del Sole. I giorni successivi erano considerati “fuori dal tempo”, un periodo liminale in cui il mondo degli spiriti era più vicino, si praticavano riti di purificazione e divinazione, si onoravano antenati e divinità femminili invernali. Il 6 gennaio cadeva proprio alla fine di questo ciclo, come momento di rivelazione e passaggio. In molte tradizioni pagane europee (celtiche e germaniche) dal 25 dicembre al 6 gennaio si contavano 12 notti sacree ogni notte rappresentava simbolicamente un mese dell’anno futuro. Si osservavano sogni, segni naturali e presagi. Il 6 gennaio era quindi una notte di rivelazione, molto vicina al significato originale della parola “epifania” (manifestazione). Nel Regno Unito si festeggia proprio la “dodicesima notte” e non l’Epifania così come viene festeggiata in altre culture.
Riguardo la figura della Vecchia Dea (antenata della Befana) nell’Europa pagana esistevano figure simili: Perchta / Holda (area alpina e germanica), Cailleach (tradizione celtica). Erano divinità anziane legate all’inverno, al destino e al tempo e rappresentavano l’anno vecchio che muore, giudicavano il comportamento degli uomini, portavano doni o punizioni, erano associate al fuoco, alla scopa, al volo notturno. Queste credenze confluirono nella Befana, poi cristianizzata. In molte zone d’Europa si accendevano falò, roghi di figure femminili di paglia e anche in questo caso il significato era bruciare l’anno passato, purificare la comunità, prepararsi al ritorno della luce. Durante l’Epifania si praticavano lettura dei sogni, osservazione del meteo, riti per prevedere raccolti e salute. Un detto tirolese diceva: “Come va l’Epifania, così andrà l’anno.” La Chiesa non riuscì a eliminare queste pratiche, le assorbì reinterpretandole ma la struttura simbolica pagana rimase intatta.
Un mito tradizionale tirolese legato alla notte dell’Epifania, tramandato nelle valli alpine, è un racconto simbolico, non cruento, legato al passaggio dell’anno. Si diceva che nella notte tra il 5 e il 6 gennaio, quando le Rauhnächte giungevano alla fine, Perchta scendesse dalle montagne innevate. Non camminava come gli uomini, il vento si alzava prima del suo arrivo, e i cani tacevano. Perchta appariva in due forme: come una donna luminosa, vestita di bianco, con un volto calmo e antico oppure come una vecchia oscura, dal passo storto, con il volto segnato dal tempo. Non erano due esseri diversi: erano le due facce dello stesso inverno.
Perchta entrava nelle case non chiuse a chiave, perché nessuna serratura poteva fermarla. Si avvicinava al focolare e guardava se il fuoco era stato onorato, se la casa era pulita, se la lana era filata con rispetto. La filatura era sacra: rappresentava il tempo dell’anno. Chi aveva lavorato con ordine e misura trovava al mattino una moneta, un pane benedetto o un segno di fortuna. Chi aveva disprezzato il ritmo naturale, invece, trovava solo cenere fredda, segno che l’anno sarebbe stato duro, ma non senza possibilità di redenzione.
Perchta non puniva per crudeltà, ma per ristabilire l’equilibrio. Dopo aver visitato le case, Perchta saliva nei cieli, guidando la Caccia Selvaggia: spiriti degli antenati, anime irrequiete, forze dell’inverno e il loro passaggio era annunciato da raffiche improvvise, scricchiolii nel bosco, campanacci lontani. Per questo nessuno usciva quella notte: chi guardava la Caccia senza rispetto rischiava di perdere l’orientamento, non nel corpo, ma nell’anima.
Con il primo chiarore dell’Epifania, Perchta tornava sulle montagne, la Caccia si dissolveva, il tempo tornava “normale”. Le Rauhnächte erano finite, l’anno nuovo poteva iniziare. Le famiglie bruciavano erbe profumate e dicevano: “L’inverno ha parlato. Ora ascoltiamo la luce.” Questo mito non parla di paura, ma di ordine cosmico: Perchta è il tempo che giudica, non una strega. l’Epifania è una rivelazione del destino e il fuoco, la lana e la casa rappresentano l’armonia con la natura È la stessa radice simbolica da cui nasceranno: la Befana, le Perchten e i riti di purificazione alpini. Buona befana a tutti.






