von mas 02.01.2026 10:30 Uhr

Rette delle Rsa: aumenti sotto l’1%

La nota di UPIPA: „Dato molto inferiore al tasso di inflazione, stimato all’1,7%“

 

iù servizi di prossimità, più sostegno alle famiglie e attenzione, ogni qual volta possibile, a garantire la permanenza nel proprio domicilio. La Giunta provinciale, su proposta dell’assessore alla salute, politiche sociali e cooperazione Mario Tonina, ha approvato le Direttive 2026, e la relativa copertura finanziaria, per i Centri diurni anziani e per le Residenze sanitarie assistenziali (RSA), prevedendo ulteriori misure di sostegno della rete dei servizi a favore delle persone anziane non autosufficienti. “Con queste nuove proposte – sottolinea l’assessore provinciale alla sanità Mario Tonina – rafforziamo in modo concreto la rete dei servizi per le persone anziane non autosufficienti, puntando sul sostegno degli strumenti che possono favorire la domiciliarità, l'integrazione territoriale e la qualità dell’assistenza. Investiamo risorse importanti per ampliare i posti nei Centri diurni, innovare l’organizzazione delle RSA e valorizzare il lavoro del personale, che rappresenta il cuore del nostro sistema di welfare. È una scelta di responsabilità verso una comunità che invecchia e che ha bisogno di risposte sempre più personalizzate e vicine ai bisogni reali ma anche di consapevolezza dei bisogni delle famiglie e della comunità e alle sempre più importanti esigenze di conciliazione”.

Con riferimento ai dati complessivi sull’aumento delle rette nelle Rsa del Trentino, ecco il commento della presidente di Upipa, Michela Chiogna.

 

«Il dato generale e più importante è che nessuno degli enti ha applicato il massimo consentito dalla Provincia per gli aumenti (3 euro per le strutture con retta inferiore alla media e 2 per quelle con retta superiore alla media). Questo dimostra che il sistema è capace di autoregolarsi. In altre parole: non serve quasi che la Provincia imponga tetti o limitazioni, visto che le case di riposo aumentano le tariffe solo di quanto è strettamente indispensabile.

Dodice enti aumentano di una misura leggermente superiore all’inflazione, che ricordiamo essere all’1,7% (è la cosiddetta „inflazione di fondo“ cioè l’inflazione che si è effettivamente verificata nell’anno al netto dei valori energetici. È diversa dai tassi programmati dal governo ed è più vicina al dato reale pagato da famiglie e imprese). Di questi dodici, salvo situazioni molto puntuali di criticità di bilancio, si tratta di enti che partono da una retta al di sotto della media, per cui prosegue quella tendenza di progressivo adeguamento, di uniformazione dei costi a livello di sistema, già evidenziato negli scorsi anni.

Altri dodici enti aumentano in misura inferiore al tasso di inflazione e, tra questi, ci sono anche le strutture che hanno comunque sopportato un aumento dei costi dovuto ai rincari dei servizi appaltati esternamente.  Quanto agli altri diciotto enti, non hanno ritoccato le rette.

Va fatta particolare attenzione – continua la nota di Chiogna –  nel descrivere le scelte adottate, è più corretto valutare il dato percentuale e non quello assoluto, in euro, che comunque viene riportato in tabella. Questa considerazione è motivata dal fatto che l’aumento in percentuale rende meglio conto dell’intento di rispondere all’inflazione.

Infine, un’attenzione all’ultimo dato in tabella: quell’aumento dello 0,99%, che riferisce di una media ponderata, ovvero non si tratta della somma di tutte le percentuali divisa per 42 enti, bensì di un dato che tiene conto dei posti letto. In parole semplici: molto diverso è aumentare di 1 euro in una struttura da 40 posti o fare lo stesso in una che ne conta 400. Per chiarire ancora meglio: la media degli aumenti percentuali avrebbe restituito un valore aritmetico inferiore, e si sarebbe quindi potuto comunicare un dato di aumento medio ancora più contenuto. Ci pare però più corretto proporre la media ponderata».

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