1525-2025: cinquecento anni fa le rivolte contadine (6)

L’Archivio della storiografia trentina offre una interessante documentazione di Salvatore Piatti: L’insurrezione contadina del 1525 nel perginese. Una guerra che coinvolge insorti tirolesi, i quali danno vita ad una sorta di costituzione ante litteram, gli “Articoli di Meran “, diffusi in tedesco e in italiano, una carta di grande tensione democratica, con affermazioni anticipatrici di autonomismo. L’espressione tradizionale di guerra rustica per indicare l’insurrezione dei contadini avvenuta nel 1525 nel Trentino può essere fuorviante in quanto si trattò di una ribellione breve e disorganica. La guerra è guidata da un capo o da un comando militare unificato, è un’azione o un complesso di azioni organizzate ed è combattuta da uomini armati. Ma l’insurrezione, o ribellione, del 1525 nel Trentino non aveva un capo riconosciuto, non ebbe mai una vera organizzazione e gli uomini che vi parteciparono erano armati solo in via eccezionale; la quasi totalità dei partecipanti avevano quelle armi che oggi si direbbero improprie. Gli storici tradizionali di Pergine e del Perginese o non hanno parlato o ne hanno parlato solo sbrigativamente e non sempre con esattezza.
La prassi per la scelta del vicepievano a Pergine era la seguente: il pievano presentava al sindaco e ai suoi 12 consiglieri tre preti e i rappresentanti del borgo sceglievano quello che, a loro giudizio, sembrava il migliore. Nell’occasione il consiglio comunale aveva scelto prete Andrea o pré Andrea, come si diceva allora. Il vicepievano abitava in canonica ed aveva con sé due cappellani, uno per i cristiani di lingua italiana e uno per quelli di lingua tedesca; il vicepievano però doveva sapere tutte due le lingue. C’era poi il primissario o beneficiato di s. Michele, il beneficiato di s. Antonio o delle Anime, che dal 1522 era il tedesco Giovanni Fabro (Schmid), e il beneficiato di s. Barbara o della Congregazione dei canopi, cioè dei minatori; anche questo era tedesco. Tutti e tre questi sacerdoti abitavano fuori dalla canonica e precisamente i due primi avevano una casa sul Marcadel e il beneficiato dei minatori abitava nella casa dove hanno gli uffici i vigili urbani di Pergine e ancor oggi la casa è chiamata i Canopi.
Nel 1525 gli abitanti del Perginese potevano essere tra i 1.700 e i 1.900 e quelli di Pergine tra i 510 e i 560: cifre solo indicative desunte dal numero dei fuochi del territorio. Il primo documento noto che parla dei fuochi, cioè delle famiglie tenute a pagare le tasse, è del 1308 e da esso si viene a sapere che nella giurisdizione del castello ardevano 309 fuochi.
Da questo dato si deduce che nel 1308 nel Perginese vivevano tra le 1380 e le 1545 persone. In seguito, troviamo altri dati parziali, ma per l’inizio del Cinquecento esiste nell’archivio comunale di Pergine un elenco di tutte le persone, gastaldia per gastaldia, che devono pagare le tasse. È un documento scritto in tedesco e senza data. (continua)






