von mas 30.10.2025 06:45 Uhr

Briciole di Memoria: „…ricongiunta alla Patria …“

Per la nostra rubrica settimanale, stiamo presentando alcuni dei monumenti che ricordano i nostri soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale, quelli eretti seguendo le disposizioni vigenti dopo la „redenzione“ e spesso non ancora contestualizzati. Oggi siamo a Nogaredo.

Fotografie di Sara Tovazzi

“Ai morti sotto bandiera austriaca basta un pietoso ricordo nei camposanti”, scriveva nell’ottobre 1923 il Questore di Trento Panini ai sindaci della Venezia Tridentina, richiamando la circolare prefettizia emanata a gennaio dello stesso anno. Oltre a confinare i cippi e le lapidi ai nostri caduti per la Heimat e per la Patria Austriaca nei cimiteri, senza cerimonie solenni o monumenti in piazza, riservando questi „onori“ a chi aveva disertato  per andare a combattere nelle fila dell’esercito „redentore“, lettera e circolare prescrivevano anche il tono delle epigrafi, che doveva ispirarsi a un verso del poeta italiano Leopardi:

«Oh misero colui che in guerra è spento, non per li patrii lidi e per la pia consorte e i figli cari, ma da nemici altrui, per altra gente, e non può dir morendo:  alma terra natia, la vita che mi desti ecco ti rendo»

E se in qualche caso si tentò di eludere le severe disposizioni, limitandosi a ricordare „i figli caduti“ (almeno finchè fu possibile utilizzare la parola „caduti“, che pure questa ben presto divenne „troppo“), in altri casi i redattori di epigrafi superarano il poeta sopraccitato.  Un vero capolavoro di cancellazione della memoria, di sostituzione della storia, ispirato dalla tristemente nota Legione Trentina.

Per  la rubrica „Briciole di Memoria“, stiamo presentando alcuni di questi monumenti, molti dei quali – ancora ai giorni nostri – non sono stati contestualizzati.  Speriamo che questa nostra serie di articoli serva in qualche modo a sollecitare l’apposizione di un testo (una targa, un totem, un QR, un qualsiasi cosa…) che spieghi ad ignari visitatori (ce ne sono tanti, più vicino di quanto si possa pensare) la realtà dei fatti ed il contesto storico in cui nacquero queste epigrafi.  Sarebbe un atto dovuto, una piccola riparazione della memoria „dannata“, dopo più di un secolo di oblio.

Ai lettori interessati segnaliamo il certosino lavoro di ricerca di Aldo MiorelliLe epigrafi dei „Monumenti ai caduti“ trentini nell’esercito
austro-ungarico eretti tra il 1919 e il 1940,  pubblicato negli annali del Museo Storico Italiano della Guerra nel 1996 / 1997.

A Nogaredo

Anche il monumento ai caduti di Nogaredo, realizzato nel 1925, presenta un’epigrafe „di regime“.  Il cippo sorge vicino alla chiesa, appoggiato al lato esterno del muro che ne delimita il piazzale acciottolato, collocato contro un capitello pre-esistente.  A fianco del monumento, un cannone da guerra e un’unica asta da bandiera dove „ovviamente“ sventola il tricolore italiano.

La targa in marmo sul lato principale del cippo, riporta i nomi dei venti concittadini caduti durante la Prima Guerra Mondiale. Sulla facciata laterale, un’altra targa invece enumera i cinque caduti e i tre dispersi della Seconda. Ma la parte più interessante è senza dubbio l’epigrafe che sovrasta l’elenco dei nomi dei soldati caduti indossando la montura imperiale, redatta secondo i vigenti dettami prefettizi, e non ancora storicizzata:

In questo marmo
eretto dalla pietà
sono scolpiti i nomi
di quanti Nogaredo
ricongiunto alla Patria
compiange vittime
della Guerra Mondiale
costretti a pugnar
per l’oppressore

 

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