von fpm 28.10.2025 18:00 Uhr

La storia del Südtirol nella letteratura (3)

Alcune riflessioni sul rapporto tra storiografia e letteratura nel territorio del Südtirol, che riprendono quanto trattato in Storiografia e letteratura: parallelismi, differenze e scambi di ruoli.

Elaborazione grafica Flavio Pedrotti Moser

Nel saggio Storiografia e letteratura: parallelismi, differenze e scambi di ruoli, pubblicato nel volume a cura di Alessandro Costazza / Carlo Romeo, Storia e narrazione in Südtirol, Edizioni alphabeta, Merano 2017, vi sono spunti e considerazioni utili ed interessanti all’esplorazione di un percorso talvolta poco perlustrato. La letteratura si confronta con i punti più oscuri della storia ufficiale, cercando non tanto di offrire delle risposte, quanto piuttosto di porre delle domande, di insinuare dei dubbi. E proprio il fatto che la sua libertà non sia assoluta, perché i fatti storici costituiscono in un certo senso dei “paletti”, a cui la letteratura deve attenersi, costituisce per gli autori non solo un “ancoraggio” alla realtà delle storie narrate, bensì soprattutto una sfida e uno stimolo. Vale quindi la pena di mostrare almeno alcune delle strategie narrative messe in atto in alcune delle più importanti opere letterarie a partire dagli anni Quaranta del secolo scorso che hanno per oggetto la storia del Südtirol.

Il romanzo Schöne Welt, böse Leut (1969; trad. it. Bel paese, brutta gente, 2014) di Claus Gatterer si impone come uno dei più significativi esempi di microstoria nella letteratura sudtirolese. Raccontata dal punto di vista della “piccola gente”, questa narrazione dal basso restituisce un ricchissimo affresco di dati antropologici, etnografici, sociologici e linguistici su una realtà in trasformazione: quella di un mondo rurale ancora fortemente arcaico, in procinto di essere travolto dai cambiamenti della modernità e dall’arrivo del turismo come nuova forza trainante. Il fulcro tematico del romanzo è la vita quotidiana in un villaggio dell’Hochpustertal durante il periodo fascista, con particolare attenzione alle fratture politiche che segnarono la comunità di lingua tedesca, soprattutto in relazione alle Opzioni del 1939.

Tuttavia, ciò che conferisce all’opera una particolare efficacia espressiva è la raffinata strategia narrativa adottata da Gatterer: l’autobiografia in prima persona si costruisce infatti sul contrasto costante tra l’“io narrato”, ovvero la voce infantile o adolescenziale, e l’“io narrante” adulto.

È proprio da questa tensione che nasce l’ironia diffusa nel testo — un’ironia che, da un lato, scaturisce dallo sguardo ingenuo del bambino, ancora privo di filtri ideologici, e dall’altro, si intensifica attraverso l’intervento del narratore maturo, capace di smascherare con precisione le falsità e le retoriche dell’ideologia fascista e nazista. (continua)

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