von mas 27.09.2025 11:00 Uhr

Dalla Galizia ai monti del Tirolo

E‘ stata scoperta ieri mattina nel cimitero di Trento una targa per ricordare i soldati della Galizia e della Bucovina, appartenenti all’esercito imperiale, caduti difendendo il fronte tirolese durante la prima guerra mondiale. Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Trento Ianeselli (con l’immancabile fascia tricolore), il consule ucraino Andrii Kartysh e il ricercatore storico Giovanni Terranova – La cronaca e, immancabili, alcuni nostri appunti.

Foto Comune di Trento

Come avevamo preannunciato nei giorni scorsi, ieri mattina presso il Cimitero di Trento si è tenuta la cerimonia di scopritura di una targa, che ricorda i soldati della Galizia e della Bucovina, inquadrati nell’esercito imperiale, caduti difendendo il fronte meridionale, quello tirolese, dagli attacchi del Regio Esercito Italiano.  Soldati andati in guerra per difendere la Vaterland e l’Imperatore, proprio come fecero i nostri nonni e bisnonni, il cui ricordo invece, ancora oggi, è affidato a epigrafi che definire „farlocche“  è un mero eufemismo.

 

Il comunicato stampa del Comune di Trento

L’iniziativa, frutto di anni di ricerche storiche e di una intensa collaborazione internazionale, restituisce dignità e memoria ai tanti giovani provenienti da queste regioni storiche che combatterono per l’Impero austro-ungarico sulle montagne trentine e che riposano nel cimitero cittadino. Quella tragica esperienza di guerra intrecciò i destini di milioni di soldati appartenenti a popoli, lingue e culture diverse.

Nel suo intervento il console Kartysh ha sottolineato che: “Onorare questi caduti non è solo un gesto formale, ma un dovere morale che ci richiama alla responsabilità verso il presente e alla difesa della pace. Custodire la memoria significa comprendere che la pace non è mai scontata e che ogni generazione deve avere il coraggio di proteggerla. Per l’Ucraina di oggi, che ancora difende la propria libertà, identità e dignità, commemorare i caduti non è un atto simbolico, ma un impegno morale”.  Il console ha inoltre espresso profonda gratitudine al Comune di Trento per aver reso possibile un progetto atteso da anni, che “restituisce ai giovani ucraini sepolti accanto ai loro compagni d’armi il posto che meritano nella memoria collettiva, con la speranza che la guerra non oscuri mai più l’Europa e che la pace e la solidarietà tra i popoli restino il faro che ci guida. Eterna memoria ai caduti, gloria all’Ucraina, gloria anche a voi”.

Il sindaco Franco Ianeselli ha ricordato come l’iniziativa sia nata nel 2022, in seguito a un incontro con il console Andrii Kartysh, avvenuto appena poche settimane dell’invasione russa dell’Ucraina. “Quel giorno il console mi parlò della presenza di migliaia di soldati ammassati al confine russo ucraino, ci stanno per invadere disse — una previsione che mi colpì profondamente e che, di lì a poco, si sarebbe tragicamente avverata”, ha raccontato il primo cittadino. “La resistenza del popolo ucraino oggi è anche la resistenza dell’Europa” ha dichiarato il sindaco, ribadendo l’importanza di condannare ogni guerra e promuovere una pace giusta. Ha quindi concluso dicendo: “La targa inaugurata oggi rappresenta non solo un simbolo di fraternità tra i popoli, ma anche un monito affinché la memoria delle guerre continui a insegnare il valore della pace”.

Lo storico Giovanni Terranova, che ha curato la ricerca storica, ha ripercorso il lungo lavoro di ricostruzione delle vicende dei caduti galiziani e bucovini sepolti a Trento, svolto in collaborazione con archivi e istituzioni italiane, ucraine e polacche. Ha ricordato  inoltre anche l’indagine svolta su una fossa comune in Bucovina, dove riposava il soldato trentino Luigi Tarter, che è stato poi commemorato in una cerimonia internazionale.

Alcuni appunti

„Alla cerimonia – si legge anche nel comunicato – hanno preso parte rappresentanti delle autorità civili e militari e delle associazioni combattentistiche„: tutte italiane, ci pare. A parte Sieghard Gamper – membro effettivo della Österreichisches Schwarzes Kreuz sudtirolese, accompagnato da alcuni ricercatori storici trentini, onorati dalla ÖSK ma che a tutt’oggi non hanno veste ufficiale  – non era presente nessuna rappresentanza delle associazioni che ricordano i commilitoni dei soldati di Galizia e Bucovina, quelli che – come i nostri nonni e bisnonni, anche loro parte dell’esercito imperiale – combatterono sul fronte tirolese per respingere gli attacchi degli alpini e delle altre armi del Regio Esercito Italiano.   Eppure ci risulta che sul territorio provinciale ce ne siano diverse…

Pure in questa occasione, il sindaco di Trento  ha ben pensato di indossare la fascia tricolore, invece del medaglione.  Si sentiva quindi rappresentante dello stato italiano, e non della sua comunità, composta anche e soprattutto dai discendenti di quei soldati, tirolesi e imperiali, che morirono a difesa della nostra Heimat e della nostra Vaterland a fianco dei commilitoni galiziani.  Solo a noi pare un controsenso?

Il popolo ucraino ricorda i suoi figli caduti, provenienti dalla Galizia e dalla Bucovina, soldati dell’esercito imperiale austro-ungarico durante la prima guerra mondiale, che giacciono in questo cimitero con i loro compagni d’arme“ si legge sulla targa. Fra di loro, di soldati imperiali tirolesi di lingua italiana, tedesca e ladina,  tumulati allora nel cimitero di Trento, oggi qui ne sono rimasti ben pochi. La maggior parte di essi,  etichettati volenti o nolenti come „redenti“, sono finiti nell’ossario di Castel Dante.  A quando, in questi che dovrebbero essere luoghi della memoria veramente condivisa,  anche delle targhe che contestualizzino tutto questo, raccontando la nostra vera Storia?

Fortunatamente, almeno la corona posata presso la targa mostrava solo i colori della bandiera ucraina. Che con l’aria che tira…

 

 

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