von fpm 09.09.2025 18:00 Uhr

L’Aquila, stemma di Trento e provincia (28)

Sugli studi di Padre Frumenzio Ghetta ripercorriamo la storia dell’Aquila del Principato, stemma di s. Venceslao, simbolo della nostra identità.

Foto web, elab grafica Flavio Pedrotti Moser

Il diploma originale col quale Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia, concedeva nel 1339 a Nicolò di Bruna (l’attuale Brno), Vescovo di Trento, lo stemma di s. Venceslao fu per un periodo irreperibile. Il ritrovamento del diploma è avvenuto del tutto casualmente e dopo lunghe e assidue ricerche d’archivio. Nella primavera del 1971, consultando i documenti del Principato vescovile di Trento, conservati nell’archivio di Stato di Trento alla ricerca di notizie intorno a Filippo Bonacolsi frate francescano vescovo di Trento dal 1289 al 1303, nell’aprire una delle buste contenenti documenti di quel periodo tanto burrascoso per la storia della nostro territorio, si è avuto la gradita sorpresa di avere fra le mani e di ammirare non senza una certa emozione il diploma originale col quale Giovanni re di Boemia pregato dal vescovo Nicolò di Bruna concedeva a lui, ai suoi successori, alla chiesa di Trento, le insegne di s. Venceslao.

I documenti trentini nulla dicono di bandiere e di vessilli, come nulla sappiamo dei vessilli che portavano i crociati di Trento partiti per la Palestina col Vescovo Federico Wanga, il quale vi morì nel 1218. Prima di avere una notizia certa di una bandiera di Trento dobbiamo arrivare all’età napoleonica. Le fonti storiche testimoniano che come lo stemma, così la bandiera della città di Trento doveva identificarsi con quella del principato. Infatti, la Guardia Nazionale di Trento costituita nel 1801, assume anche essa come vessillo quello vescovile. Per i tempi antichi mancano a questo riguardo dati veramente sicuri. Tommaso Gar parla di un documento inedito della biblioteca civica di Trento, dal quale «deducesi che lo stemma della città li Trento sino al 1210, era una croce rossa in campo bianco negli stendardi o bandiere». Ancor meno accettabile è l’idea di coloro che vedono nelle sette banderuole rosse, che il Vescovo Egnone teneva nelle mani all’atto dell’investitura di Mainardo II conte del Tirolo avvenuta nel 1259, rappresentate le insegne dei rioni cittadini o addirittura del vescovado. Veramente sarebbe logico pensare che l’aquila di s. Venceslao, donata nel 1339 alla diocesi di Trento, avesse costituito non solo lo stemma, ma anche la legittima bandiera del principato vescovile di Trento.

Tutto ciò corrisponderebbe non solo alla interpretazione dell’importante documento di donazione, che parla espressamente anche di vessilli, ma anche con le costumanze dell’araldica. Uno stemma, infatti, si converte in bandiera, dice il Gerola «tramutando nel colore del drappo del vessillo il colore del campo dello scudo, e ripetendo sul drappo la stessa figura dell’arma».

Gli esempi che si potrebbero portare sono numerosissimi. Basti ricordare lo stemma del Tirolo ove l’aquila rossa in campo bianco figura sia sullo stemma, sia sui vessilli tirolesi. Possiamo quindi concludere che “la vera bandiera storica del principato (e quindi della città) di Trento, dovrebbe essere un drappo bianco, recante trapunta una grande aquila nera coi trifogli, il rostro e gli artigli gialli”. (continua)

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