von fpm 21.01.2025 18:00 Uhr

L’altro “Trentino” (22)

Nella provincia di Trento si trovano, anche se in proporzioni minori, le stesse etnie presenti in Südtirol. Vediamo quali sono state e quali sono le scelte soprattutto politiche.

Foto Lusern, elab grafica fpm

Non è possibile che in 70 anni i tedeschi dei “venti masi” di Vielgereuth/Folgaria si fossero moltiplicati a tal segno da poter lasciare discendenza nella loro sede primitiva, occupare le montagne a nord di Vicenza e buona parte del territorio all’intorno e quindi fornir coloni in altre zone ancora e lasciare nei Sieben Gemeinden/Sette Comuni larghissima traccia di sé; inoltre, la regione dei Tredici Comuni era a quell’epoca certamente già popolata da popolazione tedesca, come sostiene sempre il Galanti. Infine, minatori tedeschi furono reclutati anche in altre regioni (in Val Trompia, in Val Camonica, ad Agordo; presso Tretto, sopra Schio, erano occupati 300 minatori tedeschi) ma, mentre questi minatori — come nel Trentino quelli di Primiero — dovettero ben presto soggiacere al prevalente elemento indigeno di stirpe romanza, quelli delle altre colonie poterono ben più a lungo conservare la lingua e le costumanze avite essendosi trovati in mezzo ad una popolazione germanica già costituita ed avendo, anzi, contribuito a rafforzarla (come vi contribuirono anche i mercanti e gli artigiani teutonici affluiti nel Medio Evo, scegliendo a preferenza luoghi di transito).

Neppure il fatto che nei documenti più antichi i toponimi sono in volgare romanzo sembra convincente per dimostrare che gli autoctoni fossero sempre romanzi ed i roncadori, colonizzatori della montagna, dei forestieri. Era naturale, infatti, che nel redigere i documenti pubblici e privati si preferissero per i luoghi in questioni i nomi noti agli “italiani”, perché tutti l’intendessero e perché più facilmente la potessero redigere nella forma latina o volgare i cancellieri e i notai, quasi sempre “italiani”. Era pur logico, infine, che il nome sancito così dalle carte pubbliche e private rimanesse nella maggior parte dei casi unico anche nella tradizione. Sebbene nelle Alpi il tedesco abbia dovuto cedere a poco a poco il posto al neolatino, è comunque da rilevare che in tutti i Comuni d’origine teutonica durò, finché fu possibile, un pertinace attaccamento agli usi aviti, una vera ripugnanza per i matrimoni, per i commerci e per le relazioni d’ogni genere con l’elemento romanzo; qualche cosa, insomma, che accennava ad un vivo spirito di nazionalità, conservatosi per secoli.

Ciò non si spiega con colonie di minatori o di contadini, venuti soltanto per lavorare, che dal bisogno stesso di vivere meglio possibile tra gente straniera sarebbero stati stimolati ad impararne la lingua ed i costumi; e come già detto, nei luoghi occupati da soli minatori la parlata tedesca scomparve ben presto.

Si conservò soltanto dove gli ultimi arrivati trovarono già esistenti, in quei luoghi o poco lontano, dei gruppi di popolazione tedesca, attaccata all’uso della propria lingua e per costante tradizione separata, opposta all’elemento romanzo. (continua)

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