A proposito di Garibaldi… (2)

Molte sono state le voci di disapprovazione che hanno lamentato un tradimento storico nei confronti della popolazione del Tirolo del Sud-Trentino che vanta antenati antigaribaldini morti in difesa della propria patria: il Tirolo. La battaglia di Bezzecca viene vista generalmente come una vittoria italiana. Tuttavia, secondo lo storico Giovanni Cerino Badone l’intento di Franz Kuhn von Kuhnenfeld era quello di fermare o rallentare Garibaldi, impedendogli di raggiungere Trento. Secondo Badone quindi la vittoria austriaca sarebbe da attribuire al fatto che i volontari italiani furono temporaneamente fermati e Garibaldi fu costretto a rivalutare la sua tattica (prima dell’ordine di ritirata e del celebre „obbedisco“), soprattutto a fronte delle gravi perdite subite. Possibile che non si sia spesa neanche una sillaba in memoria di chi si oppose alla vile invasione camuffata da blasfema guerra di indipendenza con il mercenario Garibaldi al comando di “valorosi” mercenari? Non fu soltanto il Tirolo, ovviamente, ad essere calpestato e offeso dalla violenza garibaldina. Anche il Sud Italia ne fu vittima. Eppure, tutta una schiera di militanti della politica salottiera e opportunista che si professa libertaria o progressista, si impossessa del “mito Garibaldi” o del mito della repubblica partenopea, di realtà che in fondo erano solo l’esplicitazione della repressione delle patrie e dei popoli.
La composizione politica era una sola, quella di sinistra repubblicana, mentre quella sociale, quasi la metà erano professionisti e intellettuali, l’altra metà artigiani, affaristi, commercianti, qualche operaio. Comunque tutti avevano alle spalle delle esperienze cospirative; alcuni erano reduci dei Cacciatori delle Alpi, o ex appartenenti al „battaglione della morte“, e c’erano alcuni siciliani e no che avevano avuto sull’isola o in altre regioni meridionali, noie con la giustizia (famosi i due della grande truffa del lotto in Sicilia, che inseguiti dalla giustizia borbonica, si rifugiarono proprio a Quarto, e rientrarono sull’isola con la spedizione. Uno ci morì, l’altro più tardi si suicidò).
Furono divisi in sette compagnie. Garibaldi salì a bordo del „Piemonte“, mentre Bixio ebbe il comando del „Lombardo“. Per quanto riguarda le presenze straniere, spesso taciute dalla storia ufficiale e dai testi scolastici, inglese era il colonnello Giovanni Dunn, così come inglesi furono Peard, Forbes, Speeche (il cui nome, Giuseppe Cesare Abba, non potendo sottacere, trasformò nell’italiano Specchi).
Numerosi gli ufficiali ungheresi: Turr, Eber, Erbhardt, Tukory, Teloky, Magyarody. Figgelmesy, Czudafy, Frigyesy e Winklen. La legione ungherese divenne preziosa per l’occupazione della Sicilia e per tante battaglie. La „forza“ dei „volontari“ polacchi aveva due ufficiali superiori di spicco: Milbitz e Lauge. Fra i turchi spicca Kadir Bey. Fra i bavaresi ed i tedeschi di varia provenienza si deve ricordare Wolff, al quale fu affidato il comando dei disertori tedeschi e svizzeri, già al servizio dei Borbone. (continua)






