16 luglio 1964 – La sentenza del Processo di Milano

Prima che la Corte si ritirasse per decidere la sentenza, Sepp Kerschbaumer ha messo in imbarazzo il suo Presidente, il dottor Simonetti – ricorda Roland Lang in un post social.
“Vorrei fare un esempio del modo in cui il diritto all’autodeterminazione viene interpretato qui in Italia – aveva dichiarato Kerschbaumer – Nel 1953 l’allora Presidente del Consiglio Pella ha richiesto il diritto di autodeterminazione per la città di Trieste (NdR: allora sotto amministrazione jugoslava). Nello stesso periodo, due studenti di Bruneck hanno scritto “Autodeterminazione per il Sudtirolo“ sulla facciata di una casa: uno venne arrestato e condannato a diversi mesi di prigione, l’altro riuscì a fuggire in Austria”.
Kerschbaumer aveva poi continuato: “Vorrei chiedere come l’Italia – che ha chiesto l’autodeterminazione per Trieste – possa arrogarsi il diritto di punire i sudtirolesi per la stessa richiesta”. Il dottor Simonetti allora si è rivolto agli avvocati della difesa: “Signori, voi capirete che io non posso rispondere a questa domanda”
Alle 20.58 di quel 16 luglio, dopo oltre 35 ore di discussione, la Corte è rientrata in aula
Per tutto il giorno i corridoi del tribunale erano stati affollati da parenti e amici degli imputati. Alle 18.00 gli imputati sono stati condotti in aula; il servizio di sicurezza era stato assunto da 30 carabinieri e da altri 30 agenti; davanti all’edificio erano schierate unità speciali pesantemente armate.
Nel silenzio dell’aula sono state annunciate condanne per complessivi 431 anni. Dei 91 imputati, 27 sono stati assolti e amnistiati (17 dei quali in custodia cautealre9; 35 hanno ricevuto pene detentive fino a 4 anni (tra questi 27 prigionieri ai quali è stato condonato il resto della pena), 17 imputati presenti sono stati condannati a pene detentive tra i 4 e i 10 anni, 8 imputati (tra cui 5 già incarcerati) hanno ricevuto pene tra i 10 e i 20 anni, 4 imputati latitanti sono stati condannati a pene detentive superiori ai 20 anni. 46 prigionieri sono stati autorizzati a tornare alle loro case, 22 hanno dovuto rimanere in custodia.
Alla lettura della sentenza molti spettatori non sono riusciti a trattenere le lacrime, mentre gli uomini condannati alle pene più severe hanno accettato il verdetto con compostezza.






