von mas 04.11.2023 18:00 Uhr

Un libro al mese: I nostri eroi – Unsere Helden

Il mese di novembre è il mese del ricordo. Ed al ricordo è dedicata anche la nostra rubrica Il libro del Mese.   Al ricordo ed alla memoria dei nostri nonni e bisnonni,  che più di un secolo fa vestirono la montura „giusta“, quella dell’esercito imperiale, e lo fecero con spirito di sacrificio, d con abnegazione  e coraggio, prima per la Vaterland austriaca e per l’Imperatore. Ancora di più quando  – dopo il maggio 1915 –  dovettero difendere i lori e nostri  paesi, le loro e nostre  case, la loro e la nostra Heimat.

I 100 anni di oblio dei “tirolesi italiani” decorati nelle fila dell’esercito austro-ungarico+

Nel corso degli anni Venti, la politica nazionalista dei vincitori mise in atto una ricostruzione della storia regionale in chiave esclusivamente filo-italiana. Per quanto riguarda le pubblicazioni della Lega di provvidenza, l’edizione del 1918 fu osteggiata vivamente con un articolo pubblicato da Antonio Rossaro su «Alba Trentina» , mentre sull’edizione del 1919 calò un muro di silenzio. La «Rivista patria con almanacco» rimase relegata negli archivi delle biblioteche, sconosciuta ai più.

Altro argomento cacciato nell’oblio fu la memoria dei soldati dell’esercito austro-ungarico, e in particolare degli eroi decorati, che durante il Ventennio fascista non ebbero vita facile. Nei reduci tirolesi dell’esercito austro-ungarico, e in chi non aveva mai manifestato un acceso entusiasmo per l’Italia, non poteva che prevalere un sentimento di paura, verso quella: «Baldanzosa schiera che a quell’epoca imperava incontrastata sull’intero Trentino ai danni dei propri fratelli, che considerava addirittura rinnegati» ;
paura: «Di venir braccati nelle proprie case ed avviati nei poco ospitali campi di concentramento»

Nemmeno negli anni successivi al secondo dopoguerra la memoria di questi valorosi poté essere recuperata. Era l’agosto 1972, quando Claus Gatterer, nella premessa al suo volume “Cesare Battisti. Ritratto di un alto traditore” pose ai lettori la seguente riflessione: «Nell’esercito austriaco, nella prima guerra mondiale, combattevano migliaia e migliaia di soldati slavi, italiani, rumeni, ma anche ungheresi e tedeschi, pervasi da questa missione; migliaia morivano con davanti agli occhi il miraggio d’un’Austria dei popoli, democratica, giusta con tutti. Perché si continua a
chiamare «rinnegati», «traditori», «teppaglia» gli italiani, i cechi, i croati e via dicendo dell’esercito austriaco, fossero essi patrioti del miraggio democratico o semplicemente
dell’aquila bicipite? È una domanda che, in Italia, ci si dovrebbe seriamente porre, anzitutto nelle scuole»

(…)

A cent’anni di distanza dalla Grande Guerra, nel Trentino “europeo” di oggi che finalmente si sta riappropriando della propria memoria, questa ricerca vuole ricordare, senza contrapposizioni, i “tirolesi italiani”, tra i quali erano compresi anche i ladini, che combatterono e si distinsero per la loro patria, l’Austria, restituendo una degna collocazione nella memoria collettiva.

Una prima serie di storie e di medaglie

Berteotti Federico o Ferdinando di Cavedine, classe 1889, tenente della riserva nel 3° reggimento Kaiserjäger, cadde in battaglia il 15 maggio 1916 nella conquista di malga Pioverna e Costa d’Agra. Fu decorato con la croce al valore militare di III classe colla decorazione di guerra

Braito Emanuele: «Fu Ant. di Dajano cadde eroicamente quale Braito Emanuele capo squadra dei cacciatori imperiali ai 12 giugno 1917 sul Pasubio
dopo essersi distinto ripetutamente come comandante di pattuglie in spedizioni importanti e pericolose. M. d’arg. al v. m. I cl.»

Calliari Rodolfo: «Di Elia di Priò sergente dei cacciatori imperiali Calliari Rodolfo mostrò replicatamente speciale valore nei combattimenti. Li 9 ottobre 1916 egli faceva parte del piccolo presidio sul vertice del Pasubio, allorchè già all’alba s’annunziò un attacco nemico per mezzo
d’un tremendo fuoco rullante. Ravvolto in polvere e fumo il presidio tenne saldo per ore. Diverse compagnie d’Alpini italiani si accostarono quatto quatto alle nostre posizioni, ma Calliari, riconosciuto il vero momento del pericolo, si scagliò solo con granate a mano contro il nemico, produsse scompiglio e terrore fra le sue file e contribuì così essenzialmente alla ripulsa dell’attacco del nemico. Per questo fatto d’armi ottenne la medaglia d’oro al v. m. Per simili prestazioni valorose venne anche distinto due volte colla M. d’arg. al v. m. I cl.

Dallavalle Ferdinando: «Di Giov. di Rabbi si conquistò come sergente Dallavalle Ferdinando dei caciatori imperiali ai 7 gennaio 1918 nel combattimento al monte Sommo pel suo intrepido valore la M. d’arg. al v. m. I cl.»18. Il sergente Ferdinando Dallavalle militava nel 3° reggimento Kaiserjäger, 12ª compagnia. «Il Risveglio Austriaco» diede notizie della sua decorazione: «È la quarta decorazione ch’egli riceve avendo le medaglie al valore di I e II classe d’argento, la medaglia di bronzo e la croce delle truppe di Carlo»

 

 

Franceschini Bruno Giusto, figlio di Isidoro e di Maria Zadra, nato a Tres il 2 gennaio 1894. Studente di ingegneria al politecnico di Vienna, prima della guerra, fu arruolato nei Landesschützen. Egli legò il suo nome alla cattura di Cesare Battisti e di Fabio Filzi, dovendo provvedere al riconoscimento ufficiale dei prigionieri essendo l’unico ufficiale di lingua italiana quel giorno di servizio sul monte Corno. Il 31 agosto 1916 «Il Risveglio Austriaco» comunicava il conferimento della medaglia d’argento al valore di prima classe all’alfiere Franceschini e la sua promozione a tenente, per il comportamento esemplare tenuto in diversi combattimenti sul fronte italiano: «Ed il paese, mandando al tenente Franceschini i rallegramenti più fervidi, li vuole estendere a tutti i suoi
bravi compagni con l’omaggio della riconoscenza e del cuore»

Nella primavera 1917 Franceschini fu nuovamente decorato con la medaglia al merito militare “Signum Laudis”: «Al giovane tenente dei bersaglieri imperiali Bruno Franceschini, che in molti combattimenti ebbe a distinguersi per il suo valore e per l’energica calma con la quale comandava i riparti affidatigli, veniva conferita da Sua Maestà l’Imperatore in riconoscimento delle sue brillanti prestazioni la medaglia al merito militare colla decorazione di guerra e le spade. È questa la terza decorazione al valore che fregia il petto del giovane ufficiale, cui inviamo congratulazioni ed auguri»

Dopo la guerra, per il tenente Bruno Franceschini fu impossibile fare ritono nella sua valle: fu costretto infatti a
vivere in Austria, dove conseguì la laurea in ingegneria a Vienna e morì nella capitale il 30 agosto 1970. Nel Ventennio fascista anche la famiglia Franceschini fu
perseguitata dai fascisti che più di una volta si fecero minacciosi. Nel 1931, in occasione del matrimonio del fratello Adolfo, si registrò inoltre un episodio particolarmente violento contro i Franceschini.

Per molti anni, i libri di storia italiani descrissero il tenente Bruno Franceschini come “il rinnegato”, il delatore di Battisti e Filzi. Cesare Veronesi, in qualità di presidente degli ex combattenti e reduci trentini austro-ungarici della guerra 1914-1918, fu il primo che si impegnò, in occasione del 60° anniversario della cattura di Cesare Battisti, a riabilitare la figura dell’ufficiale Bruno Franceschini, ormai già defunto

Martini Luigi: «Di Terres si distinse ai 22 giugno 1916 nell’assalto di Malga Zola sotto un intensissimo fuoco di granate a mano per coraggio e sangue freddo e vi trovò la morte da eroe. M. d’arg. al v. m. I cl.». Luigi Martini, figlio di Angelo e di Berta Tobler, era nato a Terres il 3 aprile 1891. Morì il 26 giugno 1916 per cause ignote. Militava nei Tiroler Kaiserjäger, 19ª compagnia33.

Matarei Domenico: «Di Rabbi si conquistò quale sergente d’artiglieria ai 7 gennaio 1918 ad Asiago per il valore e la perseveranza dimostrati essendo addetto ad un cannone assai esposto la M. d’arg.al v. m. I cl.»

Pardatscher padre Joseph, nato a Salorno nel 1885, studiò nel seminario di Trento e fu ordinato sacerdote nel 1908. Fu nominato l’anno successivo curato di Luserna. Nel maggio 1915 venne nominato cappellano da campo dei locali lavoratori militarizzati e delle compagnie Standschützen di Lavarone e Luserna. Il 17 agosto 1915 fu insignito della croce d’oro al merito con corona al nastro della medaglia al valore. Fu successivamente cappellano del battaglione Standschützen di Ora, sul Lagorai e nelle Giudicarie. Morì nel 1975 a Tesimo dove era parroco

I nostri eroi” oppure “Unsere Helden”! Così titolavano i giornali nel corso della Guerra nel dare la notizia della decorazione e della brillante condotta di qualche soldato locale: azioni piccole o grandi che lo avevano reso protagonista di qualche fatto, oppure il solo riconoscimento di immani sofferenze. – scrivono gli autori nella premessa – Al termine del primo conflitto mondiale sull’esperienza di questi decorati e su quella di tutti i reduci trentini dell’esercito asburgico, calò un muro di silenzio che non si è mai completamente infranto.

Sarebbe semplicemente presuntuoso pensare, a cent’anni di distanza, di aver realizzato il censimento completo e privo di errori dei decorati locali in divisa imperiale – concludono Ischia, Moser e Refatti –  Per questo motivo consideriamo la ricerca condotta un punto di partenza, non di arrivo, e proprio perché vi dev’essere un punto di partenza nel recupero della memoria di questi uomini, il presente volume si pone l’auspicio che il lettore possa trovarvi il nominativo di un familiare e magari contribuire in futuro ad accrescere questo memoriale

Per chi desiderasse acquistare „I nostri Eori / Unsere Helden“, il libro è ancora disponibile pressole librerie Mondadori Bookstore e Studio Bibliografico Benacense a Riva del Garda.

 

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