Carlo d’Asburgo, l’utopia dissolta

Pochi giorni e 135 anni fa, nasceva nel castello di Persenbeug, nell’attuale Austria, l’ultimo imperatore d’Austria e re d’Ungheria, Karl Franz Josef Ludwig Hubert Georg Maria von Habsburg Lothringen Este.
Nacque con l’imprevedibile destino di diventare imperatore; morì in estrema povertà a Madera, nel 1922, in odore di Santità . E proprio a ragione della sua breve esistenza, caratterizzata da una fede fervente e da una incrollabile fiducia in Dio, fu proclamato Beato da Papa Giovanni Paolo II.
In Italia non è molto nota questa grande figura d’uomo, di politico, di regnante in bilico e sull’orlo di un abisso, sul filo estremo di una utopia politica che ha attraversato undici secoli di storia europea.
San Carlo I infatti fu testimone, l’ultimo testimone, di una visione dell’Europa dei Popoli conviventi con pari dignità , alla guida di un Imperatore delegato dallo stesso Dio a governare l’unità dei popoli nella loro diversità .
L’Impero che ha visto dissolversi aveva undici lingue diverse, che lui conosceva e parlava fluentemente proprio per dimostrare, anche praticamente, l’uguale affetto e rispetto che era dovuto alle minoranze. Al Parlamento viennese, forse non è noto a tutti, il delegato della Contea di Gorizia poteva esprimersi in lingua Friulana.
A Roma, ancora oggi, questo è impossibile
L’ideale di un’Europa Cristiana, pacificamente convivente nelle sue molteplici diversità , guidò per tutta la vita le azioni dell’Imperatore Karl I; fu l’unico, dei regnanti di allora, a raccogliere il grido di dolore del Papa Benedetto XV contro „l’inutile strage“. L’unico a tentare, disperatamente, una pace onorevole per tutte le parti, nel terribile anno di guerra 1917.
Fu tradito, tradito dal Primo Ministro Francese, osteggiato dall’ottusa superbia dei tedeschi del II Reich, dalla asututa doppiezza dei Savoia.
Come finì, è noto a tutti.
Non tutti capirono allora cosa significare perseguire il dissolvimento dell’Impero Austriaco; sarebbe stata [e a tutti gli effetti, lo fu], la cancellazione dell’universalismo cattolico e la sua sostituzione con altri e nascenti ideologie.
Il Nazionalismo, il Comunismo, il globalismo economico, l’Europa delle Nazioni e non dei Popoli, nacquero e si diffusero nei giorni del crollo dell’Impero. E tutto ciò che venne dopo fu da fertile incubatore delle tragedie che conosciamo anche troppo dolorosamente.
La fine di quel sogno utopico, il collasso della convivenza pacifica tra i popoli europei, basata sui valori cristiani, travolse la vita di Karl I. Al punto da rendere concreta la terribile profezia di suo zio, Francesco Ferdinando d’Asburgo: „la corona dell’Impero è una corona di spine, per chi la porta“.
Morì in estrema povertà . Ma ci ha lasciato l’esempio di come avrebbe potuto essere diversa l’Europa, diversa da quella cosa infelice e rancorosa che è ai nostri giorni.






