von mas 03.02.2021 18:25 Uhr

Cermis, 23 anni dopo

„La tragedia del Cermis,  con i suoi venti morti, non è frutto del caso“

Era il 3 febbraio 1998 quando un aereo militare statunitense tranciò i cavi della funivia provocando la morte di 19 turisti e del manovratore della cabina. Ad anni di distanza la ferita rimane aperta: la valle di Fiemme si è fermata per ricordare le vittime del 1998 e anche le altre 40 del primo disastro del Cermis del 1976.

Ventitré anni anni dopo la comunità di Cavalese e di Fiemme si è ritrovata per commemorare le vittime del Cermis. Una breve cerimonia nella Chiesa dell’Addolorata a Cavalese, guidata dalle parole del decano, don Albino Dell’Eva.

“La memoria non è un puro esercizio mentale ma un atto di consapevolezza. Impariamo la lezione della storia, che talvolta ci colpisce con durezza. La tragedia del Cermis con i suoi morti non è frutto del caso ma ci insegna, nella sua drammaticità, il valore della vita”, ha ammonito il parroco di Cavalese, Albino Dell’Eva, che ha celebrato la Santa Messa.

“Avvertiamo ancora oggi una sensazione di profondo dolore. La tragedia fu dovuta ad errore umano. La commemorazione è dunque il momento della consapevolezza del valore superiore della vita ”, ha ricordato il sindaco di Cavalese, Sergio Finato.

Erano gli anni della guerra del Kosovo e la marina militare americana aveva nella base di esercitazione Aviano, in provincia di Udine, il cuore delle operazioni. Le forze statunitensi si stavano preparando all’offensiva nei Balcani e il volo di addestramento delle 14.36 del 3 febbraio 1998 avrebbe dovuto rientrare in questo protocollo. I piloti portarono il Prowler a bassissima quota, contravvenendo agli ordini, e l’ala del jet tranciò la fune dell’impianto del Cermis. Così si consumò, in modo assurdo, la tragedia costata la vita a 20 persone.

La celebrazione religiosa si è conclusa  al cimitero dove si trovano due stele, a ricordo anche delle vittime del primo disastro funiviario del Cermis, quello del 9 marzo 1976, in cui morirono 40 persone.

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