von mas 28.01.2020 22:02 Uhr

Catalunya: i prigionieri politici in Parlamento – VIDEO

Alla riunione della Commissione che investiga sull’applicazione dell’articolo 155

E’ riunita questa sera a Barcelona, nella sede del Parlamento Catalano, la commissione d’inchiesta che ha l’incarico di investigare sulle modalità di applicazione dell’articolo 155.   In pratica, si tratta dell’articolo della costituzione spagnola, mai applicato prima , con cui si limitano fortemente, fino a bloccare del tutto, le prerogative di autonomia della regione autonoma catalana.  Il governo di Rajoy lo aveva applicato alla Catalunya all’indomani del referendum sull’indipendenza dell’ottobre 2017.

Alla riunione della commissione hanno preso parte alcuni dei leaders indipendentisti in carcere (condannati a pene pesantissime con l’accusa di sedizione e malversazione): Oriol Junqueras, Jordi Turull, Joaquim Forn, Dolors Bassa, Raül Romeva e Josep Rull. Accolti dagli applausi della folla raccoltasi numerosa davanti al Parlamento, e da quelli dei colleghi parlamentari (non tutti… i socialisti non si sono presentati in commissione, i delegati di Ciudadanos se ne sono andati praticamente subito, tanto per dire…). La riunione è ancora in corso, e si susseguono gli interventi, anche e soprattutto dei detenuti politici.

 

Grazie a Maricarma San Pedro, proponiamo la traduzione di una parte dell’intervento di Josep Rull, che al di là dell’emozione che suscita, ha un profondo senso politico.

 

Noi riceviamo centinaia di lettere, migliaia di lettere. È impressionante, ed è di un’emotività straordinaria il fatto di poter vedere e fare tangibile l’affetto della gente. Un funzionario, un eccellente funzionario del carcere di Estremera, ci diceva sorpreso: ” Voi ricevete tante lettere. Cosa vi racconta la gente?” Tanti carcerati e funzionari avevano una visione distorta di quello che noi rappresentavamo. Qualcuno aveva presentato un’immagine di noi come persone senza anima, di persone con l’obiettivo di fare del male ad altre persone; questa era la nostra immagine.

“Cosa ci raccontano?”, gli dissi, “facciamo un esperimento (per regolamento non avrebbe potuto): Prenda 10 o 15 lettere a caso, quelle che vuole Lei. Ci sono lettere in catalano ed in castigliano, di gente di Catalunya e di gente di fuori di Catalunya. Cosa ci troverà? Ci troverà tonnellate di energia positiva. Tonnellate di dignità. Tonnellate di speranza. Tonnellate di tenerezza. Non troverà nessuna ombra di odio né di rancore. Questo è quello che troverà nelle nostre lettere”. E queste sono le lettere che ricevevamo a Estremera. E sono le lettere che continuiamo a ricevere nel carcere di Lledoners. E sono le lettere che ricevevamo nel carcere di Soto del Real.

Queste lettere riflettono lo spirito dei cittadini e le cittadine del nostro paese, del popolo che abbiamo l’ altissimo privilegio di poter servire. E questa è l’attitudine che noi vogliamo rappresentare oggi e qui: questa forza costruttiva e positiva.

Per questo, a chi non è oggi qui (* deputati non indipendentisti che per decisione propria non hanno assistito oggi al Parlamento, per partecipare a questa commissione) propongo di scegliere a caso 15 lettere che noi riceviamo e di leggerle; vedranno così chi è il popolo che loro rappresentano.

Perché è questa la Democrazia, questi sono i Diritti, questa è la Libertà. Questo è l’elemento nucleare. (…) Perché dall’odio e dal rancore non si costruisce assolutamente niente; questi non sono mai stati gli strumenti dell’indipendentismo democratico del nostro paese.

La sentenza di condanna del Tribunal Supremo dice che d’ora in avanti qualsiasi manifestazione troppo discordante o troppo numerosa può essere considerata sedizione. E davanti tutto questo noi ci manterremo fermi, ci manterremo sereni perché questa onda di Libertà e di Speranza non si può arrestare. Perché come già spiegammo nel processo, non ci sono sufficienti carceri né sufficienti sbarre per rinchiudere il desiderio democràtico di un popolo che vuole essere libero.

Faccio politica perché voglio che i miei figli, che i nostri figli (detto mentre rivolgeva lo sguardo alla moglie, presente in sala) crescano in un paese dove non si vada in carcere per aver difeso pacificamente e democraticamente le proprie convinzioni.

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